Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da Romolo a Mussolini Quando erano liberi, non avevano fatto gran caso alla libertà, e avevano avuto bisogno èhe qualcuno stabilisse su di essi una ferma autorità. Ma i cittadin~ debbono bene avere anch'essi qualche voce in capitolo "per controllare e correggere il governo quando sbaglia." Se no "si arrugginiscono come strumenti fuori uso." "Avevamo abituato male Mussolini in fatto di comando" (p. 388). Se le cose van bene, merito di Mussolini, che fa tutto lui. Se le cose van male, colpa degli italiani, che non gli dicono a tempo di fermarsi. Ebbene, che cosa gli italiani avrebbero potuto fare per arrestare quella ferma autorità degenerata in frenesia senza limiti? Poteva parlare solamente chi, dal re all'ultimo cagnozzo, applaudiva a quella degenerazione. Chi non si prosternava avanti all'Uomo che aveva sempre ragione, andava in galera o a domicilio coatto o doveva rendersi fuoruscito per non incontrare la stessa sorte. Lui, il vecchio, e i suoi amici, che cosa fecero per trattenere il carro che precipitava per la china rovinosa? La fine della storia Il vecchio passa sotto silenzio la guerra di Spagna: è probabile che non si senta di dirne il male che dovrebbe. Ma come farebbe a ignorare la guerra del 1940-43? "Può darsi che Mussolini non ragionasse bene [ ...]. Quel benedetto uomo era nato con l'istinto del battagliare sempre contro qualcuno o qualche cosa, con la frenesia delle cose grandi, sempre piu grandi, seriza far bene i calcoli con le forze nostre che erano ancora piccole. E a noi in fondo non· dispiaceva." "Basta, avesse ragione o torto, entrò in ,,guerra, a fianco della vittoriosa Germania" (p. 393). Quella parola "vittoriosa" spiega tutto. Gli aspiranti o nostalgici gerarchi capiranno che quel "benedetto uomo" entrò in guerra, perché, marciando accanto alla vittoriosa Germania, era sicuro di essere vittorioso anche lui. "Le cose andarono, da principio non proprio bene [sic!] sul confine francese; male contro i greci; bene in Somalia"; e in Libia "qualche avanzata verso l'Egitto." "Mai gli inglesi hanno tanto tremato per il loro impero come tremarono allora." Poi trionfi tedeschi in Russia. Mussolini aveva avuto ragione, come sempre. Ma i tedeschi si misero a 'fare spropositi in Russia: "a furia di avanzare in tutte le direzioni, furono -ingoiati in quell'immenso paese. Fu un disastro per i tedeschi, e anche per noi." Mussolini aveva mandato un'armata in Russia. "Non voleva rimanere indietro a nessuno. Voleva essere presente da per tutto. Ma cosf disseminava da per tutto le nostre poche forze. Ah! I nostri belli battaglioni di alpini mandati in Russia a morire! Non ne è tornato in Italia quasi nulla" (p. 394). Poi, a colmo di disgrazia, venne l'America in aiuto degli inglesi, dei russi e dei francesi. Si può sapere che cosa c'entrava l'America in Europa, 369 Bibloteca Gino Bianco

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