Da Romolo a Mussolini girato il mondo" (p. 332). Il vecchio non dice che si era messo a girare il mondo, perché essendo ultra-anti-militarista, si rese renitente alla leva. "Sognava sempre rivoluzione"; "voleva distruggere le ingiustizie fra gli uomini e dare piu pane ai lavoratori tutti." Era, dunque, anche lui internazionalista, comunista o socialista? Badate bene: se voleva dare piu pane ai lavoratori tutti, ne voleva dare "ai lavoratori italiani in specie." Ecco dunque, l'internazionalista, sbracato ante 1914, messo sul piano inclinato del nazionalismo caro al cuore del vecchio raccontatore. Costui non ha mai sentito parlare delle donne di ForH, che nel 1911, eccitate da Mussolini, si distesero sui binari della ferrovia per impedire ai treni di partire coi soldati per la guerra di Libia. Quando arriva il gtierrone, il vecchio sa che Mussolini dapprima fu contrario all'intervento, non perché fosse un internazionalista alla Lenin, ma perché sperava che gli italiani "per non andare in guerra facessero la rivoluzione" (p. 332). "Poi cambiò idea, e sperò invece che la rivoluzione potesse nascere proprio dalla guerra." Quale rivoluzione? Mistero! E un mistero rimane anche quanto quel cambiamento di idee in Mussolini sia costato al governo francese. La "Marcia su Roma" Venuta la guerra, Mussolini fu bersagliere, combattente, ferito (p. 332). Ferito in una esercitazione con bombe nelle retrovie, e non in combattimento. Questo il raccontatore non lo dice. Il vecchio non dice neanche che Mussolini continuò a volere la rivoluzione nei primi due anni dopo la fine della gtierra, e approvò quegli operai che furono i primi ad occupare le fabbriche nel 1919, e offd la sua cooperazione anche alla occupazione generale del 1920. Per gli anni 1921-22 il vecchio sa solamente che in Italia "ormai tutti avevano fatto l'abitudine alle armi, e le adoperavano anche nelle contese civili, italiani contro italiani"; tutti ne portavano qualche colpa; ma la colpa massima era dei comunisti: "certe violenze e crudeltà dei comunisti passavano tutti i segni: esempio i fatti di Empoli in Toscana" (p. 338). Al vecchio nessuno disse mai niente sulle imprese non comuniste di Foiano della Chiana, o di Roccastrada, che sono paesi, come Empoli, ddla Toscana. Se dal numero dei morti si deve calcolare la ferocia di chi partecipò a quella guerra civile, un uomo d'onore osserverebbe che dalla primavera del 1919 all'autunno del 1922 i fascisti ebbero 302 morti, mentre ammazzarono almeno 2000 persone. Il vecchio non spiega ai futuri gerarchi che in quella guerra civile le autorità militari fornivano ai fascisti le bombe a mano e i camion per le spedizioni punitive, e la polizia interveniva solo per guardare alle spalle i fascisti e mettere dentro chi resistesse, e la ma367 Bibloteca Gino Bianco
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