Fra storia e politica sola, la guerra e la vittoria, ora pensieri e desideri si moltiplicavano e si azzuffavano" (p. 331). Tutti coloro che hanno scritto sugli avvenimenti, hanno raccontato che gli italiani non furono unanimi nel volere la guerra, ma si divisero in neutralisti ed interventisti. Un raccontatore, che non sia di proposito corruttore di minorenni, avrebbe spiegato che una guerra non è una festa da ballo. Un popolo, nel quale si discute per nove mesi se si deve entrare in guerra o no, e questo mentre ci sono molte ragioni e per il sf e per il no, non può non dividersi fra il sf e il no. E bisogna essere discesi al piu basso gradino della inumanità per non dire nulla di quanto soffd in tre anni e mezzo di sacrifici atroci il povero fante italiano. Chi viveva nel 1919 in Italia, vide che i piu fra i soldati e non pochi fra gli ufficiali di complemento, erano esasperati dalle sofferenze crudeli e troppo spesso inutili, a cui erano stati assoggettati per tre anni e mezzo. Il rapido vivere e il ra- - pido morire non erano stati apprezzati abbastanza nel sangue, nel fango e nei pidocchi delle trincee, come erano stati da chi aveva dormito nei letti e desinato alle mense dei comandi. La vittoria mutilata Eppoi, non bisogna dimenticare il mito della "vittoria mutilata" fabbricato alla fine della guerra da quasi tutti coloro che avevano, e tutti coloro che non avevano voluto la guerra. Prendete un popolo, fategli soffr.ire quel che soffd il popolo italiano per tre anni e mezzo, cantategli alla fine su tutti i toni che le sue sofferenze non sono servite a niente, e poi meravigliatevi se quel popolo, vedendo guaire sulla "vittoria mutilata" proprio coloro che avevano voluto la guerra, dica a quegli sciagurati: "Dopo averci fatto tanto penare, non siete stati buoni a ottenere quello per cui ci avete fatto penare; via tutti!" In quella esasperazione lavorarono i socialisti massimalisti per varare una rivoluzione sociale che credevano prossima, dopo quanto avevano confusamente sentito dalla Russia. Nascondendo questi fatti, il vecchio impedisce slealmente ai suoi ascoltatori di comprendere gli eccessi del dopoguerra, e di misurare la brutalità infame con cui quegli eccessi furono soffocati. Il vecchio spiega l'uragano del dopoguerra coll'ira e coll'odio provocato dai pescicani (ma a suo tempo non dirà che il movimento fascista fu finanziato da quei pescicani), e con l'amarezza dei "molti" diventati poveri e colla pretesa dei contadini che volevano impadronirsi delle terre, le quali erano state promesse loro dagli uomini di governo e colla arroganza degli operai che occuparono le fabbriche. Tutto vero (salvo che è discutibile se davvero molti siano diventati poveri). Ma questo non è che parte della verità. E parte della verità è, in questo caso, menzogna. "Fu allora che si fece avanti Mussolini" (p. 331). Aveva cominciato come maestro di scuola; "poi stufo di scuola, e piantate, le scuole, aveva 3(,6 BiblotecaGino Bianco
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