Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da Romolo a Mussolini popolo che voleva la guerra: "bandiere e bandiere, e canti e canti, e grida di viva la guerra!" (p. 299.) La nuova ciliegia maturò nel 1915. Artiglieri, granat:J.en, bersaglieri, fanti, "avanzavano cantando" (p. 300) - sf, proprio cantando. "Contadini siciliani e calabresi in pochi giorni si trovarono portati all'altro capo d'Italia; ma dissero: 'La Corona ha chiamato"' (p. 301). Chi non partiva per il fronte, "gli inabili, i vecchi, le donne, i ragazzi" lavoravano per i combattenti. Anche gli animali ebbero la loro guerra: "bisognerebbe fare le lodi del mulo" (p. 302). Un brutto giorno il nemico, per fermare la nostra avanzata (della quale il vecchio non dice che aveva sempre avanzato assai poco), raccolse in un punto solo una grande massa di uomini e di cannoni, "e in quel punto il 24 ottobre 1917, fece impeto all'improvviso, travolse i difensori, avanzò, dilagò [ ...] . E allora per non essere colpiti alle spalle, noi dovemmo balzare indietro" (p. 312). Insomma "una ritirata su posizioni predisposte," come dicevano allora i comunicati ufficiali di tutti gli eserciti. Ma qui si fece avanti il re Vittorio Emanuele III, e mise fine a quella ritirata. È verità che in quel momento Vittorio Emanuele III dimostrò una fermezza d'animo, della quale in seguito si doveva dimostrare troppo spesso sprovvisto. Ma il vecchio raccontatore aveva proprio bisogno di presentarcelo, imponente, monumentale come una piramide egiziana, a p. 315 del libro? Non era colpa sua, poveretto, se non era un atleta, e non si burlano gli infelici. Eppoi anche Leopardi era uno sgorbio. Ma chi farebbe passare Leopardi per un imponente masso di granito? Battaglia del Piave. Un fante scrive con la punta della baionetta sopra un muro diroccato: "È meglio vivere un giorno da leone che cento anni da pecora" (p. 321). Chi era quel fante? Non lo immaginate? Che bestioni ! I fu!uri gerarchi invece hanno capito subito. Solamente non domandano al vecchio come mai un discorso come quello poteva essere scritto colla punta della baionetta proprio su un muro diroccato. Eppoi l'autore di quella sentenza stava a Milano durante la battaglia del Piave, e quella sentenza la annunziò al mondo parecchi, parecchi anni dopo. Il dopoguerra Ecco il dopoguerra. Finita la guerra - il vecchio racconta - "i combattenti che tornavano, erano contenti": "si erano affezionati alle loro sofferenze, ai loro ardimenti, al loro rapido vivere o morire" (p. 330). Anche al rapido morire! Proprio cosH Ma al loro ritorno a casa, trovarono difficile riabituarsi alla vita comune dopo essersi trovati cosf bene in quel rapido vivere e specialmente morire. Eppoi niente belle accoglienze, niente archi di trionfo, niente il popolo plaudente che avevano sognato.. "Tutti, nel paese, erano inquieti." "Dopo quattro anni, in cui tutti avevano pensato, fatto, desiderato una cosa 365 Bibloteca Gino Bianco

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