fra storia e politica Una discussione teologica La nuova religione "fu preparata, aspettata, presentita vagamente in tanti paesi dell'Impero di Roma"; e in questa preparazione "un po' di merito lo ebbe anche Roma, che aveva unificato tante genti, le aveva educate, aveva dato loro un'anima sola e la capacità di accogliere ùna nuova piu alta e unica religione" (p. 16). Un prete, maestro a suo tempo del raccontatore, diceva che Dio aveva voluto l'Impero romano "perché tutte le genti accettassero la parola di Cristo e fossero unite in Cristo"; e il raccontatore è della opinione che quel prete "non doveva avere tutti i torti" (p. 16). Ma badate bene. Il raccontatore non dice che il prete aveva ragione: dice che "non doveva avere tutti i torti"; e non dice che Roma preparò il cristianesimo: dice che in quella preparazione anche Roma ebbe "un po' - di merito." Se siete uno storico di professione e avete l'abitudine di "risalire alle fonti," la fonte di questo merito, ma non troppo, la troverete in una controversia che furoreggiò fra Mussolini e Pio XI nel 1929. Mussolini allora sentenziò che il cristianesimo, se era diventato religione universale, lo doveva al fatto di essere stato accolto in Roma: ed è questa la dottrina, verso cui propenderebbe un poco il nostro raccontatore. Invece Pio XI proclamò la dottrina insegnata dal maestro del raccontatore, che il cristianesimo fu religione universale per forza propria e non grazie a Roma e al suo impero. Pio XI condannò come eretica e protestante la dottrina dell'Uomo della Provvidenza che aveva sempre ragione. Il nostro raccontatore, che parla fra i due infallibili, non vuol dispiacere a nessuno dei due. Perciò non attribuisce a Roma tutto il merito della universalità cristiana, ma "un po' di merito"; dice non che quel suo vecchio maestro aveva ragione, ma che "non doveva avere tutti i torti." Gli aspiranti gerarchi non stiano a consumarsi le meningi con rompicapi di questo genere. Quando agli italiani si scalda il sangue Facciamo noi altrettanto, e saltiamo senz'altro ai fatti avvenuti vicino a noi. "Il buon Dio ha creato, insieme con la pace, anche la guerra" (p. 292). Gli italiani, dal 1870 in poi, avevano badato "quasi solo ad opere di pace." Ma ,il buon Dio mandò loro nel 1911 la guerra di Libia e nel 1914 il guerrone mondiale. "Le guerre non vengono mai sole" (p. 296). Come le ciliegie. Nel guerrone mondiale, "noi,· da principio ce ne rimanemmo fuori della mischia, ed eravamo incerti sul da fare," "fino a che anche agli italiani cominciò a scaldarsi il sangue" (p. 299). E allora dimostrazioni del 364 BiblotecaGino Bianco
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