Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Da Romolo a Mussolini Ignoranti che siete I Voi, la vostra moglie, i vostri am1c1, i vostri nemici, i vostri progenitori e i vostri successori siete niente altro che cellule di una Italia, organismo superiore, che è la sola realtà esistente: qualcosa come quel "corpo mistico," di cui danno notizia i teologi, quando parlano della Chiesa cattolica: tutti i credenti passati, presenti e futuri fusi nella unità sovrannaturale cristiana. Il corpo mistico dell'Italia lo conoscete. È quella signora bianca con le torri e una stella sulla testa, una spada in una mano, e la bandiera in un'altra, e due poppe alla Lollobrigida che me le saluta lei l Il vecchio racconta, non la storia dei singoli italiani, ma la nascita, vita e miracoli di quella Lollobrigida, nella quale i singoli italiani vivono, si muovono ed esistono. Questo corpo mistico nacque da un altro corpo mistico: Roma. E Roma nacque il giorno in cui Romolo ammazzò Remo. Chi ben comincia è alla metà dell'opera. Romolo "voleva forse [sic!] dire che quando uno ha ricevuto dagli dèi l'ordine di fondare una città, ha anche il diritto e il dovere di esigere obbedienza dagli altri? Che una volta fondata una città, c'è una legge a sua difesa, legge sacra, che nessuno può violare, pena la morte?" (p. 4.) Don Minzoni, Matteotti, Amendola. Tribunale speciale per la difesa dello Stato. Quando arriviamo all'Impero, apprendiamo che vi furono grandi in1peratori, come Augusto, Traiano, Marco Aurelio; ma niente Nerone, niente Eliogabalo, niente Commodo, il figlio di Marco Aurelio. Il corpo mistico espelle siffatta gente dalla storia degli italiani, la quale non può essere che storia di eroismi. Agli aspiranti gerarchi basti sapere che nel fascio littorio (quello di Mussolini, se non hanno ancora capito), le verghe significano la forza, e la scure la giustizia (p. 9). Ma purtroppo "nulla è eterno a questo mondo"; "i cittadini non ebbero piu l'amore e l'orgoglio di una volta per questa loro grande patria"; "Roma cominciò a tramontare" (p. 11); "L'Italia fu fatta a pezzi" (p. 13). Ma un paese come quello non poteva "rimanere a lungo rovinato e deserto." Un bel giorno "gli animi e i pensieri si elevarono alle cose invisibili e grandi," e "altra e piu alta religione venne: perché Iddio suole andare incontro alle aspirazioni degli uomini, quando esse sono vive e sincere" (p. 14). Cominciò allora "una nuova grandezza di Roma" (p. 17), quella della Roma cristiana: "decadeva il vecchio e si formava il nuovo in certe cose migliore del vecchio" (p. 18). Qualche aspirante o nostalgico gerarca potrebbe qui sollevare una obiezione: "Questo Dio che capricci ha? Perché fa sorgere il mondo cristiano 'in certe cose' migliore del vecchio mondo romano, invece di creare fin da principio il migliore dei mondi possibili? E perché lasciò andare a catafascio l'Impero romano proprio dopo che questo aveva adottato la nuova e piu alta religione? " Per fortuna, nessun futuro gerarca è avvezzo a inquietarsi con difficoltà di questo genere. 363 BiblotecaGino Bianco

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