Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

La linea Wilson criticai pubblicamente quegli errori e le loro prevedibili, funeste conseguenze. Anche allora non fui a servizio di nessuna causa nazionale: servii sempre la verità, perché ritenevo che quella fosse la verità. Avevo affermato il diritto degli slavi quando erano oppressi. Negai le loro pretese ora che si preparavano ad essere oppressori. Avevo avuto prima contro di me i nazionalisti italiani; ebbi contro di me ora i nazionalisti slavi. Nel maggio del 1945 Gino Luzzatto scrisse sulla rivista Aretusa: Oggi purtroppo la piu eloquente rivendicazione della politica di Salvemini nella questione adriatica la vediamo nell'abisso che nazionalisti e fascisti hanno scavato fra i due popoli, nella minaccia che pesa sulle città piu indubbiamente e schiettamente italiane della Venezia Giulia, nelle accuse di nazionalismo che dall'altra sponda vengono scagliate contro di lui, solo perché in recenti pubblicazioni egli ha riaffermato la sua vecchia tesi che Gorizia, Trieste, e le ci,ttà dell'Istria occi,dentale devono restare alrltalia. Un documento del mio lavoro durante quegli anni si può leggere ne Il Ponte del giugno 1945, in un articolo intitolato Trieste o Trst,3 sintesi di tutta la campagna fatta in precedenza. È una polemica con un professore dell'università di Oxford, che aveva accumulato tutti gli spropositi possibili e immaginabili in sostegno della tesi che Trieste dovesse essere assegnata alla Jugoslavia. Anche su questo punto non posso vantarmi di aver fatto miracoli. Ma non credo si possa escludere che il mio lavoro abbia avuto qualche influenza sulla decisione presa dal Governo americano di proporre, nelle discussioni preparatorie per il trattato di pace, la linea Wilson come frontiera fra la nuova Italia e la nuova Jugoslavia. I diplomatici italiani post-fascisti avrebbero dovuto precipitarsi su quella linea come la miseria sul mondo, e chiedere il plebiscito al di qua di essa, 'nella certezza che anche molti slavi, per sfuggire al comunismo di Tito, avrebbero optato per l'Italia. Ma molti erano cosf ciechi da creder possibile - anche dopo lo sfacelo dell'autunno 1943 ! - di conservare la Libia e l'Eritrea. E nessuno osò invocare in tempo utz'le il plebiscito al di qua della linea Wilson, per paura che i tedeschi alla loro volta invocassero il plebiscito per l'Alto Adige. Cosi fosse stato permesso ai tedeschi dell'Alto Adige di andarsene in buona pace con l'Austria, mentre gli italiani al di qua della linea Wilson, cioè quasi tutti gli italiani dell'Adriatico orientale, se ne sarebbero venuti con l'Italia. Ne consegui che la proposta americana, sostenuta assai mollemente dagli italiani, cadde nel vuoto. I diplomatici italiani non riuscirono nel 1948 che ad ottenere la dichiarazione tripartita, e se la misero in tasca, cosi come Sonnino si era tenuto 'in tasca, dal 1915 al 1919~ il patto di Londra. Ma forse già nel 1945 era troppo tardi per riparare agli errori di om1s3 In Opere, VII, pp. 651-661. [N.d.C.] 361 Bibloteca Gino Bianco

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