Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra sto,-ia e politica ciatari.,, Qualcuno, che si credeva piu abile degli altri, credette di cavarsela, sentenziando che nella nuova Europa, · "i confini sarebbero stati tracciati col lapis e non coll'inchiostro,,, cioè che non avrebbero piu avuto importanza. Alla quale teoria futurista io opponevo che, anche se si fosse trattato di semplici circoscrizioni amministrative tracciate col lapis in una Europa federata, e non piu di confini nazionali tracciati con l'inchiostro in un'Europa tutt'ora disorganizzata in compartimenti stagni nazionali, si doveva ben sapere in quale ufficio avrebbe ciascuno dovuto pagare l'imposta prediale e a quale scuola avrebbe dovuto mandare i suoi bambini. Altro argomento contro la mia tesi, di cui si trova traccia nel recente bel libro di Aldo Garosci, Storia dei fuorusciti, Laterza, Bari 1953 (pp. 224-8): Roosevelt e Churchill avrebbero promesso quello che noi domandavamo, ma poi chi di noi avrebbe potuto imporre loro il rispetto della_ parola data? I profeti disarmati non possono far patti coi profeti armati. Ed io a rispondere che se le promesse non fossero state mantenute, avremmo avuto il diritto di denunciare la mancata fede, e ad ogni modo avremmo fatto il nostro dovere di profeti disarmati; ma se nulla avessimo chiesto e nulla ci fosse stato promesso, non avremmo adempiuto al nostro dovere, e non avremmo avuto alcun diritto di protestare, e non avremmo acquistato il rispetto di chi avrebbe sfruttato senza contropartita - anche se illusoria - i nostri servizi. La mia idea era che tutti i fuorusciti dovessero rimanere compatti e concordi nel rifiutare qualunque collaborazione attiva alla politica angloamericana, niente parlare alla radio, niente discorsi, niente articoli sui giornali, niente partecipazione a uffici civili e militari di qualsiasi genere, finché non fosse stata promessa ufficialmente la linea Wilson; uomini come Roosevelt e Churchill avrebbero capito che c'era H una questione assai grave e una compatta concordia nazionale, con la quale bisognava fare i conti nel dopoguerra. Non so se quella intransigente concordia avrebbe ottenuto lo scopo che ne speravo, ma bisognava provare. Pochissimi, tra i quali mi è grato ricordare Giorgio La Piana e G. A. Borgese, morto di recente, si associarono con me a viso aperto, anche essi circondati da incomprensione o mancanza di coraggio civile. Non essendo possibile nessuna intesa su questa, che secondo me doveva essere la posizione strategica dominante delle nostre attività antifasciste, me ne andai per mio conto, rompendo amicizie che per molti anni mi erano state preziose. Su quanto fecero o non fecero i fuorusciti italiani che vivevano· in Inghilterra, sono male informato. Le comunicazioni fra gli Stati Uniti e l'Inghilterra erano lente, e non era prudente affidare certe discussioni alle lettere, per le quali non c'era segreto. Ma ho l'impressione che il problema, su cui io mi divisi dai piu fra i fuorusciti d'America, non fu mai discusso in Inghilterra. Quando cominciarono ad apparire chiari gli errori che il presidente Roosevelt e Churchill commettevano nel problema italiano, denunciai e 360 BiblotecaGino Bianco

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