La linea Wilson Mar Rosso e l'Egitto, e a minacciare la Tunisia: erano ormai definitivamente perdute. Bisognava concentrare tutti gli sforzi per assicurare le sostanze e le vite di quegli italiani, che si erano stanziati in quei territori o che credessero di fare buoni affari andandovi. Questo non si poteva fare che d'accordo col governo inglese: non contestare a questo le sue ambizioni, piu o meno espresse, sulla Libia e sull'Eritrea. Anzi secondarlo nelle ambizioni sulla Eritrea. Questa aveva per esso importanza grandissima, dato che da Massaua si poteva arrivare a Cassala ed a Karthum senza passare per l'Egitto. Appoggiando nella questione dell'Eritrea il Governo inglese, si poteva ottenere il suo consenso per la protezione degli italiani in Eritrea e negli altri territori soggetti al dominio diretto o alla influenza inglese. D'altra parte, bisognava evitare che la nuova Italia nascesse avvelenata dall'irredentismo, come l'Italia del Risorgimento. La linea Wilson avrebbe lasciato fuori della frontiera italiana solamente i gruppi di Fiume, Zara, Spalato e qualche altra località minore: poche decine di migliaia, che l'Italia avrebbe potuto accogliere senza sforzo, se avessero rifiutato di vivere sotto il governo jugoslavo, al di là della linea Wilson. Bisognava abbandonare a sé l'Alto Adige, perché pretendendo questo, si indeboliva la posizione morale di chi doveva chiedere la linea Wilson. E chiederla non col grottesco argomento che l'Italia avesse bisogno di Trieste e luoghi circonvicini. Gli altri paesi non avevano nessun obbligo di preoccuparsi per quanto facesse bisogno all'Italia, anziché per quanto rivendicava la Jugoslavia. Bisognava· domandare la linea Wilson nell'interesse generale. dell'Europa, cioè per assicurare una convivenza pacifica fra italiani e slavi nell'Adriatico orientale, in un'Europa non piu dilaniata da meschini odi parrocchiali. Quindi affermare il diritto degli italiani di Trieste e dell'Istria occidentaJe, dove erano maggioranza, e scegliere quel nesso nazionale verso cui si sentivano attratti, e riconoscere il diritto degli jugoslavi a fare altrettanto dove erano in maggioranza loro - salvo sempre, questo non si doveva mai dimenticare nelle maggioranze - il dovere di trattare secondo giustizia le minoranze costrette a convivere con loro. Non ebbi fortuna con gli jugoslavi. Questi facevano assegnamento sul Governo britannico, sul Governo sovietico e sul Governo francese per arrivare a Trieste, a Gorizia, magari a Udine. Invitato ad associarmi ad una organizzazione di slavi e italiani, che predicasse la conciliazione italo-jugoslava, dissi che ci stavo solamente se si accettava come base della conciliazione la linea Wilson; se no, no. Rimasi col mio no. Non ebbi fortuna neanche con gli italiani. Vano ogni sforzo per far capire ragione in America ai piu. Avevano la testa imbottita da venti e piu anni di propaganda mussoliniana: aspettavano dall'arma segreta di Hitler la vittoria finale, come la donnicciola aspetta il miracolo; non intendevano rinunciare né all'Etiopia, né al Dodecanneso, né al Monte Nevoso, e volevano tutto il Mediterraneo e qualcos'altro ancora. Quei pochi che non vivevano in istato di sonnambulismo mussoliniano, non osavano sfidare la follia sragionante dei piu. Temevano di essere vilipesi come "rin un359 BiblotecaGino Bianco
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