Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

La linea Wilson bandiera fideistica; inoltre parecchi fra essi non avrebbero probabilmente accettato una bandiera comunque socialista. Gli altri si preoccupavano soprattutto della bandiera intorno a cui sarebbe stato possibile raccogliere un esercito, che fosse sf socialista ma non comunista, ma non sentirono il bisogno di farsi idee precise su quanto avrebbero dovuto fare per tenerlo insieme dopo la vittoria con attività che avessero fatto la concorrenza a quelle del Partito comunista e del Partito socialista tradizionale. La linea Wilson1 Fuori d'Italia, dal 1925 in poi, utilizzando quel che sapevo di affari italiani dopo mezzo secolo di studio e di esperienza, cercai di far conoscere il volto vero del popolo italiano. Affermai continuamente che gli agenti della "propaganda" fascista mentivano, quando novellavano che la massa del popolo italiano era stata conquistata dai miracoli mussoliniani a getto continuo; era tecnicamente impossibile a qualunque opposizic;me di venire all'aperto; ma l'opposizione esisteva e si sarebbe fatta viva quando noi stessi antifascisti meno ci saremmo aspettato. Non fui mai a servizio di nessuna "propaganda." Servii la verità, perché quella era, secondo me, la verità. E se in Inghilterra, in Francia e negli Stati Uniti vi furono persone, che seppero 'distinguere le responsabilità del duce e dei suoi complici da quelle del popolo italiano, quelle persone credettero agli uomini che parlavano come Silone, Sforza, Don Sturzo, Trentin, Reale, Tasca, Nenni, Rosselli, Borgese, Modigliani, Ascoli, Ferrari, Lussu, Calosso, Tarchiani, Vittorelli, e non agli agenti della "propaganda" mussoliniana. E quando l'Italia fu precipitata dall'Uomo della Provvidenza, che aveva sempre ragione, nel piu terribile disastro della sua storia, la voce di quegli uomini fu sentita contro quella Ji chi, come Churchill e Eden, aveva interesse a ignorare la distinzione tra il regime fascista da essi ammirato o sostenuto e il popolo italiano da essi disprezzato. Durante la Seconda guerra mondiale, mentre maturava il problema dell'assetto da dare ai confini italiani a guerra finita, io potevo parlare a fronte alta, senza ostentare pentimenti. Prima ancora che Wilson proponesse, nel 1919, quella linea di frontiera fra Italia e Jugoslavia a cui è rimasto associato il suo nome, io avevo affermato insistentemente, in compagnia dell'indimenticabile Carlo Maran.elli, che una frontiera, la quale la1 Da "Il Mondo," 8 settembre 1953, a firma "Gaetano Salvemini." [N.d.C.] 357 BiblotecaGino Bianco

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