Fra storia e politica settembre 1944. Segue una appendice che c'informa: a) su un tentativo fatto da Ragghianti nel 1939 per stabilire contatti coi governanti inglesi: tentativo che riusd vano, data la cecità mussoliniana di quei governanti, e la loro certezza che Mussolini sarebbe rimasto fedele alla loro politica; b) su gli sforzi per formare in Napoli, dopo lo sfacelo del settembre 1943, un Esercito di liberazione nazionale, indipendente dal re e .da Badoglio, sforzi riusciti vani per la opposizione di Churchill, che in Italia intendeva conservare un re disarmato che dovesse obbedirgli, e non cittadini armati che potessero discutere con lui; e) sulla Resistenza in Romagna, in Roma, in Pistoia, in Siena, in Umbria; d) su un processd fascista finito a Torino, il 2 aprile 1944, con otto condanne a morte e tre all'ergastolo, contro un generale, Perotti, due tenenti colonnelli dell'esercito regolare, due seguaci del Partito d'azione, tre comunisti e un socialista sindacalista, i quali tutti sfidano con magnifica dignità il tribunale, da cui aspettano la condanna a morte; prima che il tribunale esca dall'aula per cu- - cinare la condanna, il generale Perotti s'alza e grida: "Signori ufficiali, attenti! Viva l'Italia! Moriamo per la patria." Giu il cappello innanzi a questo generale! Ce ne furono cosf pochi come lui! Un documento va ricordato a parte, perché si tratta di un gioiello letterario: la relazione che un fiorentino, Augusto Chesné Dauphiné, scampato piu volte alla morte, fa delle sue peripezie, con l'aria scanzonata di chi non prende niente sul serio e 1n un toscano che fa rimanere con l'acquolina in bocca. È materiale frammentario, non elaborato in un racconto organico, ma indispensabile a chi voglia ricostruire non solo la storia della lotta partigiana nell'Italia centrale, ma anche la storia del Partito d'azione dal settembre 1943 all'aprile 1945. I "pezzi" piu notevoli per la storia del Partito d'azione sono quelli da p. 67 a p. 104: un carteggio anteriore di poco alla formazione in Napoli del Ministero Badoglio-Croce-Sforza-Togliatti (aprile 1944). Da essi apprendiamo che La Malfa definiva in dieci punti quello, che secondo lui doveva essere il programma del Partito d'azione. Ragghianti non è riuscito a trovare, per quanto ne abbia fatto ricerca, il testo di quei dieci punti. Bisogna intravvederli attraverso quanto ne scrivono Lussu, Rossi-Doria, Ragghianti. La Malfa voleva la espropriazione senza indennità dei "patrimoni accumulati attraverso i profitti di guerra"; ignorava il problema della relazioni tra Stato e Chiesa (p. 79); lasciava fuori della socializzazione "il piccolo e medio intraprenditore" e lo poneva "in condizioni di farlo lavorare a beneficio di tutti" (p. 85); "trasformava lo Stato da monarchico fascista in repubblica democratica"; distruggeva "le grandi baronie industriali e finanziarie protette e sostenitrici del fascismo"; socializzava "i complessi produttivi d'importanza nazionale"; realizza3 È il processo contro i membri del primo Comitato militare del CLN regionale piemontese, svoltosi a Torino il 2-.3 aprile 1944. [N.d.C.] 354 Bibloteca Gino Bianco
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