Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Quattro documenti Resistenza, che per molti diventava anche prima linea, cioè tortura, deportazione, morte. E col suo temperamento, che Bianco definiva "saltasiepi" (p. 273), poco mancò nel luglio 1944 che ci restasse anche lei. Ritornata la pace, Bianco scrisse rapidamente e datò "Torino, luglio 1945," Venti giorni2 di guerra partigiana nel Cuneese. E ritornò alla professione con quell'impegno inesauribile che metteva in tutto quanto faceva. Perf il 12 luglio 1953, in una frana di montagna. Nel volume da essi curato, Agosti e Venturi hanno riprodotto i Venti mesi nel testo definitivo del 1946: relazione perfetta per ordine, chiarezza, semplicità, buon senso. Che storico sarebbe riuscito quell'uomo se non avesse preferito il mestiere dell'avvocato! Neanche qui - sia ringraziato ancora una volta il cielo! - compare mai la parola "eroismo." Tre punti mi sembrano piu specialmente degni di essere messi in luce in quei Venti mesi. Il primo è che Bianco fa continuamente nel racconto la parte che spetta nella resistenza cuneese ai comunisti (pp. 19, 48, 57, 60, 81, 83, 84, 85, 87, 90, 118, 119, 120, 134, 137), e non la sopprime, come sta diventando moda fra gli scrittori comunisti per le azioni non comuniste. Il secondo punto è che quasi tutti gli ufficiali dell'esercito regolare, dopo lo sbandamento del settembre 1943, si ritirarono sotto la tenda per "tenere la fiaccola sotto il moggio," e quelli stessi che si raggrupparono in formazioni "autonome" si dettero a fare dell'" attendismo" al sopravvenire delle prime difficoltà - salvo qualcuno, che non aveva sangue burocratico nelle vene, e passò nel campo comunista o nel Partito d'azione. Nel gennaio 1944 uno di quegli "autonomi" sosteneva che occorresse "formare piccoli nuclei di sabotatori e di terroristi" (p. 44). Era questa la volontà di Churchill: non operazioni militari in massa, sotto bandiera italiana, il cui contributo alla guerra dovesse essere tenuto presente nel formulàre le condizioni della pace. Perciò le armi rimaste disponibili in Italia dopo la "resa a discrezione" furono consegnate ai partigiani jugoslavi; e il re e Badoglio piegarono il capo, perché non si curavano di altro che di assicurare la protezione di Churchill alla Casa Savoia. Gli "autonomi" del nord obbedivano alle parole d'ordine, che ricevevano dal sud. Azionisti e comunisti non mollarono, e salvarono la situazione. Il terzo punto è che i partigiani del Cuneese non cominciarono ad essere aiutati dagli anglo-americani con aeroplani prima del luglio 1944 (pp. S1 e 89). Fino allora quei favori erano riservati agli "autonomi" di Valle Pesio (p. SO). Ma nell'estate del 1944 l'Italia doveva essere sguarnita dalle forze alleate, che erano destinate alla Francia meridionale; era, perciò, necessario sostituirle con altre, se si voleva tenervi "fissata 11 la massima quantità possibile di forze tedesche e fasciste; e questo ufficio potevano farlo i soli partigiani del Partito d'azione e del Partito comunista, mentre gli "autonomi" si tenevano 1n serbo per scendere in campo a guerra 2 Recte Venti mesi. [N.d.C.] 351 Bibloteca Gino Bianco

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==