Fra storia e politica fa nessun atto di omaggio. Quel silenzio ostinato esaspera le autorità costituite. "Siamo un centro di resistenza; non. se la prendono con noi per quello che facciamo, ma per quello che siamo" (p. 73). Nel 1937 "la nota signora Galletti Giacinta in Salvadori, visto che persiste nel suo atteggiamento decisamente avverso al regime, verso il quale manifesta da tempo odio profondo e incontenibile," è citata innanzi" alla commissione provinciale per l'ammonizione come "pericolosa per gli ordinamenti politici dello Stato." La "nota Signora," "confessò di non esser fascista, di averlo piu volte dichiarato e di non poterlo essere." In conseguenza fu ammonita (p. 66). "Se non la smetto, c'è il caso che mi mandino al confino. L'hanno specialmente con me - ma non ho niente da smettere, non facendo niente, né scrivendo, né vedendo nessuno" (p. 75). Dopo alcuni mesi le tolgono l'ammonizione. Ma lei non si illude. "Ho un cattivo influsso sui contadini. Nessuno dei nostri coloni è entrato nel fa- · scio. Nessuna delle nostre contadine fa parte delle massaie rurali. Non dico mica ai contadini di non far parte di queste associazioni; ma sanno che hanno la mia approvazione se resistono. Invece quelli dei nostri vicini temono essere malvisti dal padrone" (p. 113). Nel maggio del 1941 il comandante dei carabinieri di Ancona la denuncia per il confino come "antifascista irriducibile, della stessa portata del consorte": "entrambi persistono nel loro atteggiamento decisamente avverso al regime, con odio aperto, profondo e incontenibile": "favoriti dalla cospicua posizione economica e sociale di cui godono, possono svolgere larg:i propaganda contro il regime fra il personale dipendente (domestici e contadini), ma finora non risulta che l'abbiano fatto." A causa di quello che finora non avevano fatto, ma che documentava odio aperto e incontenibile contro il regime, la Salvadori fu messa in carcere per ventisette giorni, e assegnata al confino per due anni perché di "sentimenti di accanito odio verso il regime." Nel villaggio, in cui è confinata, non si dà arie di vittima. "Questo è un bel posto, a quasi mille metri tra boschi di castagno, dove disgraziatamente non posso passeggiare perché non devo uscire dall'abitato. Però è una bella villeggiatura e l'aria mi fa bene [ ...]. Sto magnificamente bene qui, e i miei compagni di sventura sono tutti molto cordiali [ ...] . Mi sento in buonissima salute. Neppure a farlo apposta, non potevano farmi andare in luogo piu adatto! Cosf il male che fanno i furfanti torna a beneficio della gente per bene" (pp. 127-9). Anche questa contentezza era una maniera di manifestare "sentimenti di accanito odio verso il regime." Nelle ·lettere che la Salvadori scrive al figlio, pure attraverso la prudenza di chi si sa sorvegliato, si vede la vita di ogni giorno in un comunello delle Marche, lontano dal frastuono e dal1e mistificazioni della capitale: scandali sollevati da gerarchi bricconi, buoni e cattivi raccolti, tasse, tasse, sempre nuove tasse, prepotenze cretine a danno di chi non si arrende, conversazioni in treno, delle quali il duce non avrebbe motivo di essere contento, voci di prossime guerre, richiami alle armi. Interessanti special342 BiblotecaGino Bianco
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