Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Una traccia sul mare zi" (pp. 108-10). E il giorno dopo vorrebbe "un gran lavacro di sangue" contro la classe dirigente italiana, che dimostra la sua inettitudine mentre ha "il nemico in casa e le truppe in casa d'altri." QueÌli che vorrebbero insorgere, "restano isolati, incoscienti, perché un governo amorale, pauroso, tirannico, che spera oramai tutto dall'alleato grande e ancora potente, continua a vendere frottole sui suoi giornali, e nessuno insorge, e nessuno si rende conto del veleno ·che si sta scientemente somministrando alla nazione" (p. 112). Eppure non ogni speranza è perduta. "Ancora forse saremmo in tempo a salvare qualcosa, almeno per il domani, lasciando libertà, libertà, libertà. Sotto la spinta tragica degli avvenimenti, nella lotta violenta e crudele, il popolo potrebbe trovare delle forme elementari di organizzazione, su cui domani costruire un regime effettivamente libero" (16 luglio, pp. 11213). Libertà, libertà, libertà. Non piu obbedienza (libera) al comando che scende dall'alto, ma una libertà che salga dal basso, faticosamente, disordinatamente, attraverso prove, anche terribili, che preparino, per chi sa quand . " l'b " o, un regime veramente 1 ero. Falco si è messo oramai sulla via che lo condurrà a scoprire che non c'è contraddizione fra ineguaglianze di capacità intelle,ttuali e di forze morali da una parte, e la eguaglianza nei diritti personali e politici dall'altra. Dalle disuguaglianze naturali nelle posizioni iniziali nascono le gerarchie sociali e politiche (le posizioni iniziali dovute alla eredità non coincidono necessariamente coi doni naturali, e perciò appaiono privilegi ingiustificati). Ma anche se gli uomini sono diversamente dotati, deve esistere fra essi una eguaglianza nei diritti personali e politici fondamentali, che nessuno deve mai violare. I doveri variano e dovrebbero aggravarsi grazie ai doni intellettuali e· morali. Ma i diritti personali e politici sono sempre eguali per tutti in un regime democratico. Questo non esclude, anzi esige anch'esso, una organizzazione gerarchica nella società e nella struttura politica; ma rifiuta la gera~chia creata dall'alto senza nessun consenso e nessuna possibilità di ripudio dal basso. Quel che il regime democratico nega non è il comando che dai gradini superiori della gerarchia scende nei gradini inferiori, e via via fino agli infimi. È il comando che viene elaborato da un individuo infallibile e irresponsabile dichiaratosi di propria autorità il depositario e l'interprete della coscienza e della volontà collettiva, anche quando è diventato chiarissimo che fra lui e la coscienza e la volontà collettiva è venuto meno ogni contatto. Oramai i fatti precipitano. Spinta dall'incalzare degli avvenimenti, la mia mente corre, corre, s'affanna, e le pare di aprirsi una via verso un baratro in cui tutte le cose trovano la loro estrema rovina. Vedo e seguo gli avvenimenti. Quando debbo concludere resto perplesso: la conclusione, che mi porta all'annullamento di tutti i valori che mi sono cari, mi porta all'annullamento di me stesso. Come potrei vivere io senza patria? O con una patria il cui pensiero non sarà in nulla simile al mio? E quando penso a tutta la serie d'imbrogli, di ruberie, e soprattutto di compromessi, che, falsando e vuotando di ogni contenuto i valori su cui si sosteneva la nostra patria, l'ha portata in queste condizioni, non posso non desiderare qualcosa di molto duro. Meglio condizioni du339 Bibloteca Gino Bianco

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