Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Una traccia sul mare rientrano in quei ranghi in cui sono stati da quando l'Italia è cattolica, romana ed apostolica" (pp. 1S2-3). Si potrebbe sospettare che la conversione sia maturata e si sia manifestata nelle settimane successive a quella lettera. Ma giustamente il padre di Falco richiama l'attenzione sulla nota del 1S luglio nell'ultimo diario, che contiene "una esplicita presa di posizione contro il comunismo" (p. 34S). In questa e nella nota del giorno seguente, e nelle lettere di quei giorni alle due amiche, Falco non vede nel comunismo che "una parentesi disgregatrice." Non ne accetta l'internazionalismo: "un vero parossismo di nazionalismo scoppierà intorno a noi, e l'odio seminato da questa lunga e dura guerra non farà che fornire continue scintille per fiammate violente e repressioni feroci." Eppoi il comunismo, "basato sull'antica idea dell'eguaglianza, non può dare nulla di durevole agli uomini. Gli uomini vivono in un processo selettivo in cui si parte dall'attività individuale per giungere a una gerarchia effettiva di valori [ ...]. In questo senso gli uomini non sono eguali, non hanno gli stessi doveri e gli stessi diritti" (pp. 109-11). Eppure il compagno di studio probabilmente era in buona fede quando affermava che Falco in Milano aveva consentito a lavorare in un movimento clandestino di "unità proletaria." Falco è, o s'immagina di essere, un realista. La realtà è che "nessuno sente piu la sostanza degli istituti tradizionali, nessuno si preoccupa della loro rovina formale [ ...]. Non si vede una nuova sintesi che nel senso comunista [...]. Il comunismo si presenta come la /or.. ma verso cui s'indirizza, dal punto di vista sociale, questo periodo storico" (p. 109). "L'onda slava ricadrà verso occidente, sommovendo regioni intere, togliendo a noi la possibilità di quel respiro di cui abbiamo bisogno" (p. 111). "Il paese che ne uscirà con le ossa piu peste sarà proprio il nostro. Eppoi nella storia esiste anche lo sparire; forse anche con questa possibilità si dovranno fare i conti." Che cosa deve fare allora chi "si accorge che c'è in pericolo qualcosa di piu importante che il fascismo?" Per quanto attaccato alle vecchie istituzioni, Falco è pronto a "ucciderle tutte"; è pronto ad accettare anche un altro pensiero; è disposto finanche a "non pensare" (come dovrebbe fare, occorrendo, se diventasse comunista). Ma siffatta rinunzia la farà solamente "dopo critica e giudizio" e "qualora lo ritenga un bene." A questo punto non è arrivato. Il suo pensiero, quale è oggi, non può rinunziare alla propria essenza: "sono nato cosf, sono stato allevato cosf, quel poco che ho operato l'ho operato in Italia, la mia impostazione è italiana. Dover cambiare significa morire [...] . Meglio morire di morte violenta, meglio buttarsi allo sbaraglio e salvare il salvabile, e, se proprio la storia volge avversa, sparire come era destino" (pp. 109-1O). Queste parole consentono di comprendere l'equivoco che probabilmente è sorto fra Falco e il compagno di scuola a Milano. Falco ha ammesso che il comunismo possa essere una fase prossima (ma transitoria) della storia italiana, e si è dichiarato disposto a collaborare coi comunisti "per salvare il salvabile"; passata la "parentesi disgregatrice" comunista, si vedrà. 337 Bibloteca Gino Bianco

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