Una traccia sul mare gli uomini a fare. Quei pochi che fanno, sono spinti dalla loro natura laboriosa, ma di istruzione ne fanno pochissima. Moralmente sono nulla. Ma il peggio si è che l'ambiente è cosf bacato, che ogni giorno le truppe diminuiscono rli efficienza." Lo hanno proposto per una medaglia di bronzo. Ne è indignato: "È estre~amente ridicolo che invece di prendere a calci nel culo quelli che non fanno il proprio dovere, si compensino quelli che lo fanno appena appena" [25 febbraio, p. 102]. Ed ha scritto aUa madre: "Non dovete prendere alla lettera il linguaggio roboante che il colonnello può avere usato [nel proporre la medaglia di bronzo]; è la terminologia militare che fa un po' d'impressione a chi non è abituato" [12 febbraio, p. 143]. IV Col passare delle settimane, non vi sono piu limiti al pessimismo. "Soffro, e soffrirei ancora di piu se vedessi la nostra civiltà e la nostra patria crollare [ ...] . Un grande vento, la storia, ci investe [ ...] . La nostra struttura morale è debolissima, manca il senso del dovere. Mentre ancora un naturale istinto di coesione ci tiene uniti, manca il fattore umano, manca la precisa volontà di essere qualcosa in una qualsiasi direzione, manca una classe dirigente, mancano gli ufficiali [ ...] . Non mancano individui coraggiosi, fin temerari, [non] mancano gli individui abili; mancano invece e completamente i responsabili, uomini cioè a cui si possa dare in mano un reparto, ed essere sicuri che non si facciano vincere dalla libidine del comando, dall'arbitrio e dal dispotismo. Il piu piccolo sottotenente sente, fra sé e i suoi uomini, una distanza fittizia enorme, crede di possedere una situazione di privilegio personale, invece di una responsabilità. Se è vero che nella vita esiste una gerarchia, è vero che esiste una fondamentale eguaglianza [ ...]. Siamo uguali dinanzi al dovere, tutti ( ...]. Ho l'anima amareggiata" (11 marzo, pp. 270-1). Per il mese e mezzo che succede a questa lettera, non sappiamo nulla, salvo che ha avuto "una nuova esperienza dura" (p. 242). Frattanto nel maggio 1943, cessa ogni resistenza in Tunisia. "Mentre l'indirizzo ufficiale è quello voluto, anzi lo è talmente da diventare retorico, e quindi non aderente alla realtà, in Italia non si sa che cosa stiamo vivendo. Quando torneremo, saremo forse troppo stanchi per ricominciare a far la guerra, ma bisognerebbe fucilare un mare di gente, confiscar loro i beni arraffati imbrogliando sistematicamente. È gente che non ha la forza di essere neppure traditori [...]. Forse l'anima dell'intero popolo italiano è marcia. Nessuno sa in Italia che si combatte una grande lotta per la vita e per la morte, nessuno ha un po' di senso dell'onore, facciamo schifo [ ...] . Come tin branco di maiali ci siamo fatti condurre da un pastore, ed ora che c'è un po' di burrasca, ora che il rullare dei cannoni rende minaccioso l'orizzonte, come un branco di porci ci disperdiamo, ed andiamo a cercare, nella melma, il fango dove ficcare dentro il grugno e grufolare" (5 maggio, pp. 297-8). Pare di leggere quelle pagine del diario Ciano nelle quali il duce scopre traditori da tutte le parti e minaccia lo sterminio a quella borghesia il cui appoggio gli viene meno. Quasi che lui stesso non abbia scelto quei traditori nei venti anni di preferenze ed eliminazioni, favori, capricci, ruba te 33.S Bibloteca Gino Bianco
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