Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra storia e politica III Mentre non comprende i "ribelli," Falco ha sotto gli occhi i suoi. I soldati "sono uno strano impasto di buono e di male, un carico di debolezze da sembrarti dei bambini. Quando cominciano ad accorgersi_che uno si interessa di loro, subito cercano di approfittarne. Chi fra loro è il profittatore e chi l'onesto? [ ...] . Mi sono accorto di non amare lo stato d'animo di servilità che c'è in Italia. Da noi non si riesce neanche ad immaginare che un sottoposto possa avere dei diritti che la Rivoluzione francese ha proclamato e che il fascismo ha accettato (almeno teoricamente) come base per la propria costruzione morale" (17 febbraio, pp. 180-1). I diritti proclamati dalla rivoluzione (" i principi immortali dell' '89," come Mussolini li ha sempre definiti burlescamente, la quintessenza di quel liberalismo, che, "esasperando la individualità, la sbriciola per decomposi- , zione") sono dunque la base della costruzione morale fascista? Dove ha fatto Falco questa scoperta? Meno male che ha aggiunto fra parentesi: "almeno teoricamente." Ma che razza di fascista va egli diventando ... almeno teoricamente? Il problema "morale" è piu che mai presente al suo spirito. Esiste - scnve a una delle due amiche - un grave problema per noi italiani, e si riassume in questo: aumentiamo la nostra coscienza "morale," o scompariamo dalla storia. Attenta alla parola "morale." Non è la coscienza morale dei pietisti, e, purtroppo, neanche quella dei nostri cattolici. L'epoca nostra ha un tipo di coscienza ben definito, ed è tale che fa sentire all'individuo la necessità di aderire ai valori istintivi ed ai valori ideali dell'ambiente in cui vive, della storia che aspetta. Una idealità operante, immanente forse anche nei ladri e assassini, per cui la vita assume valore solo se vissuta in un certo modo [ ... ]. Una prova ne danno i tedeschi, che lottano per il loro mondo, e ciascun individuo lo sente tanto presente questo mondo, che è disposto a qualsiasi cosa per raggiungerlo. E che dire dei russi? e perfino degli inglesi e degli americani, pur nelle loro colossali montature? Solo noi non abbiamo questo imperativo, solo noi non abbiamo questa ricchezza. Sapessi quanto è triste l'uomo italiano [ ... ] . Non sentono e non hanno idea di quello che avviene, né si interessano. Vivono arrotolati nei loro cenci, e non valgono nulla. Pessimi nei momenti essenziali, sono abbastanza obbedienti nella normalità, ma anche in questo loro obbedire c'è una rilassatezza, una indolenza che lascia trasparire l'animalità [ ...]. Come animali, sono abbastanza intelligenti, e, accorgendosi essi stessi dello stato miserabile in cui sono, cercano di dar la colpa a quelli rimasti a casa, che non danno loro sufficiente appoggio morale. E invece siamo tutti marci, siamo tutti una manica di porci, che pensa ad approfittare ed a rubare per empire la propria pancia [ 17 febbraio, pp. 261-2]. Quale caduta verticale dall'inverno del 1940, in cui l'Italia gli appariva con la volontà di grande potenza, a quest'inverno del 1943, in cui gli italiani sono diventati un branco di ladri e di maiali! Se i gerarchi nei raduni non gli avessero gonfiato la testa con gli immancabili destini del popolo imperiale, Falco non vedrebbe un dislivello cosf catastrofico fra quel popolo immaginario e il popolo reale. Non sentirebbe un disprezzo totalitario per quel popolo, da cui lui stesso proviene e in mezzo al quale dovrà pur vivere, se non gli accadrà di morire. 332 BiblotecaGino Bianco

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