Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Una traccia sul mare Germania, stimata una nazione giovane e vitale, capace di dare un nuovo assetto all'Europa premuta dall'egemonia inglese. La prima corrente, quella antitedesca, prevale; la seconda è seguita da una minoranza di uomini nuovi, intelligenti e non meno patrioti degli altri." Come andrà a finire non si può prevedere: "La guerra è cominciata appena da quindici giorni" (p. 77). È chiaro che Falco si schiera con la minoranza. Il suo compagno di studi attesta che "l'Asse che attaccava l'Inghilterra, era per lui il povero che attacca il ricco per una revisione di problemi [posizioni?] sociali, era la rivoluzione [ ...] . Scambiava un atto di forza per un atto di coscienza e dichiarava di associarvisi in pieno" (pp. 250-251). Atto di forza = atto di coscienza; la filosofia dei falsi monetari gentiliani dirige sempre il suo spirito. Ma è interessante che Falco si senta in minoranza; e questo dopo venti anni di propaganda nazionalista e fascista. Lo stesso compagno afferma che nell'estate del 1939, mentre era a casa per le vacanze estive, Falco ebbe contatti con qualche gruppo comunista italo-slavo. Tornato a Milano per gli esami autunnali, "dedicava al comunismo una buona dose della sua simpatia istintiva," ma era scettico sul "contenuto pratico e sociale della dottrina." Si affermava antifascista, ma credeva ancora all'idealità nazista. Parlava di arrivare al socialismo attraverso il nazismo (pp. 352-3). Che Falco si dichiarasse esplicitamente antifascista già nell'autunno del 1939, è difficile a credere. I diari del 1940 non attestano un fatto di quel genere. Ma che non trovasse ripugnanza ad accettare il socialismo attraverso il fascismo e il nazismo, non è da escludere: uno dei trucchi caratteristici del fascismo-nazismo era proprio quello di promettere una società non piu sfruttata dai capitalisti, e riorganizzata secondo un disegno nuovo, il quale rimaneva sempre nelle nuvole, ma poteva anche essere -definito "socialista" dato che non era piu "capitalista." Nel gennaio 1940, Falco, da buon "realista," fa il bilancio delle forze in movimento e in lotta. Manca ai franco-inglesi "quel virile eroismo che anima i tedeschi": "contano sulla loro ricchezza e sulle flotte che hanno il controllo dei mari." Quanto all'Italia, essa si "presenta come lo Stato meglio attrezzato nel Mediterraneo, con una massa di popolazione superiore a quella di qualsiasi altro Stato, con una organizzazione e una volontà di grande potenza." "L'Europa dovrebbe alla fine di questa guerra presentare uno stato di grande stanchezza morale ed economica." L'Italia potrebbe approfittare di questo rilassamento "per enucleare intorno a sé un sistema mediterraneo tale da assicurarle la libertà politica di movimento in questo mare ed i mezzi per resistere ad eventuali pressioni economiche" (pp. 78-80). Falco ha letto queste storie nei giornali, le ha sentite cantare nei "raduni," e le ripete fedelmente. Ma non è uno sciocco. Si guarda intorno, e vede l'Italia quale è. "Come possa venire effettuata, con gli anni, questa possibilità [di creare intorno all'Italia un sistema mediterraneo] non è da me dirlo. Certo è che l'Italia dovrà uscire dall'inerzia, dalle· 'niiserie, dall'ignavia dei citta3!27 Bibloteca Gino Bianco

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