Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra storia e politica smo che, esasperando l'individualità, la sbriciolava per decomposizione" (pp. 347-48). Era la fìlosofìa ufficiale del regime, che circolava sotto gli auspici di Giovanni Gentile: potenziare al massimo la propria persnnalità, immergendola con le altre e moltiplicandola per esse in un sistema nazionale di obbedienza incondizionata ma volontaria, manovrato dall' alto; abdicare liberamente alla libertà per raggiungere la massima possibile libertà nel monolito nazionale. Filosofia da falsi monetari, che svuotava le parole antiche dei loro significati tradizionali, e le riempiva con nuovi contenuti equivoci, trasferendo i sentimenti antichi a servizio degli . . eqmvoc1 nuovi. Ma la personalità di Falco non si lasciava immergere. La sua libertà non abdicò mai del tutto. Il giorno in cui compf i venti anni, scrisse nel diario: "In me c'è una grande confusione, una ridda, una rissa quasi fra concetti e preconcetti, fra idee costruttive e idee morte" (2 maggio 1939, . p. 68). E il giorno dopo: "Io ho un gran bisogno di quella solidità morale, che mi spinga in qualche direzione, anche nei momenti 1n cm 10 sono incerto, in quei momenti in cui si perde la chiarezza della coscienza," e riconosce che esiste nella sua generazione una "confusione di valori" (pp. 160-2), dalla quale non ha ancora trovato la via di uscita. E continuerà, povero .figliuolo, fino alla fine. Nel giugno 1939, mentre studia al politecnico, gli riferiscono che alla Casa dello studente "un'orda di scalmanati," per punire gli studenti che avevano pernacchiato la parte patriottica di una cerimonia (" tutti i salmi .finiscono in gloria"), si sono dati a bastonare alla cieca: due malcapitati sono stati pestati bene, uno .fìno a sangue, gli altri si sono dati alla fuga. "Fra gli educatori c'erano alcuni in divisa di ufficiali della milizia, che agitavano i pugnali.'' Falco è indignato. "Che una cinquantina di studenti sia rimasta ferma dinanzi ad altri cinquanta vecchi piscioni è una vigliaccheria nauseabonda." "Faremo forse con questi uomini un'Italia grande e civile, e uscirà da questa codardia una popolazione virile e gagliarda? E noi ragazzi, che cresciamo in questa aria, dovremmo continuare ad essere vigliacchi fino al giorno in cui potremo diventare porci? Io per parte mia, no. Sono in questo senso fascista" (pp. 71-3). Aspira ad una piu profonda vita spirituale e piu sicura solidità morale, e abita con compagni che pernacchiano le discorse patriottiche, e gerarchi che sfoderano i pugnali e bastonano alla cieca i pernacchiatori fuggenti. Preferirebbe inseguire con la fantasia pigramente (perché in realtà è piuttosto pigro) quella nuvola che galoppa nel cielo, o sperdersi dietro quella vela lontana sul mare; e deve invece sgobbare su materie tecniche, in cui riesce solo mediocremente, perché la tecnica governerà il mondo (cos1 ripetono in coro fascisti e comunisti). Con lo scoppio della guerra mondiale, nel settembre 1939, Falco vede che vi sono in Italia due correnti: "il romanticismo tradizionale, che ci porta a commiserare i polacchi e ad odiare i tedeschi," e "il realismo politico, che cerca di spiegare la funzione e l'utilità di una alleanza con la 326 BiblotecaGino Bianco

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