Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Il "r_e di maggio" nel gennaio 1944 (misure per la epurazione). Vero è che nemmeno una esatta cronaca politica di quel periodo non è ancora stata fatta (ad eccezione di alcuni particolari interessanti resi pubblici da Benedetto Croce), e circolano in proposito leggende ridicole e interessate. Ma il Salvemini ha anche scoperto che, mentre noi "ci arrendevamo," la maggioranza del popolo italiano "non volle arrendersi a discrezione." Che cosa vuol egli dire con questo? Che la "resa a discrezione" imposta al governo italiano nel 1943 dai Roosevelt e Cordell Hull urtò profondamente la coscienza nazionale? È un fatto. Quella resa a discrezione, però, non spettava a noi evitarla. Noi abbiamo infatti sempre pensato che il compito degli uomini politici italiani fosse di lavorare, come loro consentiva la situazione, tra il popolo italiano, e non di piatire o tessere intrighi nelle anticamere dei governi stranieri. Evitare la richiesta della "resa a discrezione" spettava, semmai, a quei famosi consiglieri italiani di Roosevelt e di Hull, se essi avessero contato presso il governo americano qualcosa di piu che una pastiglia di chewing gum. Gaetano Salvemini sembra però voler dire, con la sua espressione, che la maggioranza del popolo italiano sarebbe stata contraria al compromesso del 1944 con la monarchia. Ma se è cosf, si sbaglia radicalmente, certo per assenza di qualsiasi informazione diretta e seria. Chiunque abbia vissuto nella prima metà del '44 nel "regno del Sud," sa che il compromesso liberale-comunista con la monarchia (dove i liberali trovarono la forma, e noi ci sforzammo di porre la sostanza di una unità nazionale per la liberazione dagli stranieri) suscitò in tutto il Paese, a partire da Napoli, un entusiasmo unanime, indescrivibile. Io non ricordo, da allora sino ad oggi, di avere mai assistito a un simile scoppio di esultanza popolare per l'accordo ch'era stato raggiunto. Mi sono domandato spesse volte quale fosse il motivo profondo di quella esultanza. Era il fatto che l'ingresso dei comunisti in un governo accendesse riposte speranze di riforme sociali? A prima vista potrebbe sembrare cosf; ma in realtà non era, perché l'approvazione e la gioia si estendevano a gruppi sociali coi quali noi non avremmo potuto che urtarci, ed essi lo sapevano benissimo, non appena avessimo affrontato il piu insignificante dei problemi economici. L'esultanza si estendeva alle campagne e alle città, ai poveri e ai ricchi, ai civili e ai militari, ai funzionari dello Stato e ai diseredati. A questa unanime approvazione popolare del Sud, fece eco, dal Nord, il Comitato di liberazione dell'Alta Italia, con una sua deliberazione che approvava quanto si era fatto a Napoli e a Salerno e dichiarava "di collaborare pienamente col governo democratico costituito con la partecipazione dei partiti antifascisti." Piu ci rifletto e piu mi trovo costretto a concludere che l'azione nostra e dei liberali interpretò, in quel momento, le piu profonde aspirazioni della coscienza nazionale. Fu uno scacco dato ai disfattisti, a quelli che pensavano non ci fosse piu per noi altro da fare che aggrapparsi alle falde di qualche uomo politico degli Stati Uniti. Purtroppo in seguito, a Roma, si tornò indietro. Ma l'esame dei motivi per cui si tornò indietro, si spense ogni iniziativa politica dei liberali e a poco a poco prevalsero, con appoggio inglese e americano, i gruppi che tuttora ci governano, non voglio fare in questa breve lettera. Mi premeva rettificare quel banale giudizio sulla politica italiana e nostra nel 1944, che mi lascia indifferente quando lo ritrovo sotto la penna di que~ "terzaforzisti" che di tutto hanno dato prova eccetto che di capacità politica, per cui sono campioni e modello di impotenza, ma è da correggersi quando lo ripete un uomo come Gaetano Salvemini. 24 febbraio 1950 Palmiro Togliatti Caro Russo, La documentazione, a cm 10 appoggio le mie op1moni su quanto avvenne a Napoli dall'autunno del 1943 alla primavera del 1944, è la seguente: a) tutti - dico tutti - i giornali pubblicati in quei mesi a Napoli e che sono raccolti nella biblioteca della università di Harvard (i giornali non dicono la verità, ma fanno comprendere quello che gli uomini, da cui sono scritti, pensano e desiderano. e vogliono che gli altri credanoJ; 319 BiblotecaGino Bianco

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