Fra storia e politica barci, lucidare le scarpe. Ci rimisero sui camion come se dovessimo riprendere il cammino. A un tratto comparvero Hitler, Mussolini, Goebbels, Goering. Venivano ad accertare che non avremmo potuto star meglio. Ci passarono in rivista. Noi rimanemmo in assoluto silenzio. Quando quei signori coi loro seguiti scomparirono, ci fecero scendere dai camion. I camion sparirono, e riprendemmo a piedi, lo zaino in spalla, quella marcia terribile, che non finiva mai. Entrati in Russia, ci trovammo in paese nemico. Dovemmo procedere verso Stalingrado combattendo, dal 29 agosto a mezzo novembre. Negli ospedali non vi erano anestetici. Cos1 facemmo 2400 chilometri. Come conciliare il silenzio di cui parlò l'ufficiale che andava a piedi, con le grida "duce, duce!," e con l'entusiasmo dei bersaglieri? Semplicissimo: Dollmann andava in automobile e testimonia le grida e l'entusiasmo di una "dimostrazione spontanea" inscenata con qualche centinaio di agenti camuffati. Dollmann non ne sapeva niente? E se ne sapeva qualcosa, perché vuole farci prendere sul serio quelle grida "duce, duce!" e quei bersaglieri dalle penne svolazzanti? A chi presta oggi i suoi serv1z1 come "informatore? " Il "re di maggio" nel gennaio 1944 (Con documenti inediti) Il documento, che pubblico, è di autenticità sicura. La sua importanza appare meglio, quando si tenga presente che nei mesi del novembre e dicembre 1943, quasi tutti gli "osservatori" americani nell'Italia meridionale si convinsero che con Vittorio Emanuele III non era possibile andare avanti. A volere rimanere associati con quello sciagurato, gli Alleati avrebbero dovuto immobilizzare nel governo dell'Italia un'infinità di funzionari militari propri, in mezzo a una popolazione, che non era attivamente ostile, ma avrebbe rifiutato ogni attiva cooperazione. Già nel gennaio 1944 Roosevelt e il suo segretario di Stato, Hull, erano convinti che occorreva sbarazzarsi senz'altro di Vittorio Emanuele III. La campagna fatta da alcuni durante il 1943, negli Stati Uniti, contro il re e Badoglio, non fu la causa di quella decisione. Essa fu determinata dalle relazioni che venivano dall'Italia. Queste, coincidendo con quanto noi andavamo ripetendo da un anno, dettero il tracollo alla bilancia. Invece 1 Da "Belfagor, 11 31 gennaio 1950, pp. 91-94, a firma "Gaetano Salvemini." Lo scritto di Salvemini diede luogo a una polemica fra lui e Togliatti, tradottasi nelle due lettere alla direzione della rivista, pubblicate in "Belfagor," 31 marzo 1950, pp. 233-238, che vengono qui di seguito riportate e che furono riprodotte anche in "Controcorrente," aprile 1950, pp. 1-3. [N.d.C.] 316 BiblotecaGino Biànco
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