Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra storia e politica Germania in Italia nel 1927. In Italia, nessuno lo obbligava a mettersi al servizio del "mostro" o emigrare. Gli sarebbe bastato rimanersene inosservato in un piccolo angolo oscuro, salvando .l'anima. Nessuno avrebbe potuto biasimarlo, se per non avere seccature si fosse adattato fin'anco a qualche atto esterno di conformismo. Per conservare il rispetto di se stesso, sarebbe bastato non cooperare attivamente col "mostro." Dollmann non solo cooperò, ma passò armi e bagagli fra i profittatori. Dica che non volle rinunciare alle comodità della vita, anzi vide una opportunità di aumentarle. Dica che vide nel "mostro," uno strumento della grandezza tedesca, e perciò lo servL Ma non insulti la nostra intelligenza, pretendendo di persuaderci che si trovò in uno stato di necessità, quando invece di andare a fare il lavapiatti in America, andò a fare da strofinaccio nella cucina hitleriana. Il suo libro documenta lo sfacelo morale, che si manifestò in tutti i paesi in molti, troppi, giovani della sua generazione, avvelenati da un nazionalismo che si pretendeva realista mentre gli mancava precisamente ogni coscienza delle realtà morali. Dollmann ci fa sapere che "la potenza dell'interprete quando egli abbia guadagnato la fiducia della vittima, è quasi illimitata" (p. 86). Difatti, dall'autunno del 1937 in poi, egli ci appare nel suo libro come il prezzemolo in tutte le minestre italo-tedesche. Come bonne à tout faire, conobbe molti segreti dei fatti palesi. Perciò avrebbe molto da raccontare. Qualche cosa io ne ho ricavato qua e là per soddisfare qualche mia curiosità. E altri ne ricaverà certamente molta piu luce che non abbia fatto io, date le mie limitazioni. Se il Dollmann dice l'intera e vera verità, egli non ebbe nessuna responsabilità nella infamia delle Fosse Ardeatine e racconta come andò la faccenda. E se Badoglio leggesse le pagine che descrivono le condizioni delle forze tedesche intorno a Roma il 25 luglio e il 9 settembre 1943, sospetterebbe quali vantaggi avrebbe potuto ricavare da quelle condizioni se non avesse voluto giocare il doppio gioco, nel luglio e agosto, e se non avesse del tutto perduto la testa nella notte dall'8 al 9 settembre. Ma che noia, che noia, che noia, in quelle 496 pagine compatte .che ammazzano gli occhi, senza nessun ordine cronologico o logico, saltando di palo in frasca secondo il ticchio dello scrittore. Questi cerca di rendere piacevole il racconto con allusioni storiche, e trovate che vorrebbero essere umoristiche o spiritose o ciniche, e invece aumentano la noia, la noia, la noia. Ecco un esempio. Vuole parlare di Maelzer, il bruto che governò Roma dall'ottobre del 1943 al giugno del 1944 (pp. 331 sgg.). "Nell'Enrico ~V di Shakespeare, Falstaff dice al secondo atto: 'Se avessi molti figli, la prima norma di civiltà che vorrei loro inculcare sarebbe quella di rinunziare alle bibite leggere, per dedicarsi invece allo spumante."' E qui tredici linee sui fascisti di Roma, che "avrebbero indubbiamente potuto suggerire iniziative a qualche Cesare," e sui "poeti propensi alla crudeltà," e sui "consoli fascisti dal fosco passato" e sugli "aristocratici equivoci" e sui "romani 314 . BiblotecaGino Bianco

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