Gaetano Salvemini - Scritti vari (1900-1957)

Fra storia e politica propri aisegni operativi. Per dare ordini e disposizioni a queste forze aeree l'ammiraglio Cunningham non doveva domandare il beneplacito di nessuno né tener conto di altre esigenze che non fossero a lui note e che egli non fosse in graido di vagliare, né salvaguardare le suscettibilità e le permalosità di nessuno. Egli aveva quelle forze completamente nelle mani. [ ...] L'organizzazione tanto piu semplice ed agile della marina inglese, che accentrava il comando e la responsabilità delle azioni aeronavali in Mediterraneo nelle mani di un'unica persona, e precisamente di colui che doveva assumere il comando superiore in mare al momento di operare, rispondeva ad un criterio non solo molto migliore dal punto di vista etico, ma anche assai piu vantaggioso· dal punto di vista pratico. Da notare le parole: "molto migliore dal punto di vista etico." Il difetto fondamentale delle forze armate fasciste fu precisamente l'assenza di ogni punto di vista etico in tutti gli alti comandi. Certamente, scoppiata la guerra, ognuno doveva fare del suo meglio, quale che fosse il suo punto di vista etico. Ma questo punto di vista etico avrebbe dovuto dirigere nel tempo di pace tutte le prèparazioni. Cioè i superiori non dovevano creare un sistema etico nel quale gli inferiori fossero ridotti ad automi, e gli inferiori avrebbero dovuto far capire ai superiori che un esercito, una marina e una aviazione maneggiati da automi era condannata al disastro, quali che fossero i piani strategici e gli attrezzamenti tecnici. Nessuno nelle forze armate italiane del tempo fascista ebbe il coraggio di parlar chiaro al duce e al suo re, per dire loro che si cercassero individui meno maneggevoli per la loro Supermarina, Superaereo e Superesercito. Tutti tirarono a campare, a non provocare l'ira pazzesca del duce, e a non disturbare la inerzia scettica e criminale del re. Nella Repubblica italiana non abbiamo né re né duce. Ma speriamo che a comandare le forze armate non arrivino piccoli reattoli e piccoli ducini·, e che i comandanti in sottordine dicano chiaro e tondo ai superiori il fatto loro prima che sia troppo tardi. Rec.ensionedi "Roma nazista" di E. Dollmann1 EUGENIO DoLLMANN, Roma nazùta, Longanesi, Milano 1950. Nato nel 1900, il Dollmann visse a Monaco di Baviera dal 1914 ·al 1927, e qui, nel 1922-'23, era in ottime relazioni col generale Otto von Lossow, comandante supremo della Baviera (pp. 26-32), e "frequentava a Monaco, per d~siderio di Losso_w" i ~omizi di Hitler (p. 84). Riferiva a 1 Da "li Ponte,''.· aprile 1950,,. pp. 414-416, a firma "Gaetano Salvemini." [N.d.C.] 312 . BiblotecaGino Bianco

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