Fra storia e politica n1argine delle linee, in cui leggeva che "nessun italiano fedele ai princ1p11 del Risorgimento nazionale poteva pensare senza dolore e vergogna che giovani croati e sloveni erano condannati alla galera o alla morte in Italia per rivendicare gli stessi diritti ed affermare la stessa fede, per cui avevano sofferto ed erano morti gli eroi del Risorgimento italiano. Da Cavour, da Mazzini e da Garibaldi a Mussolini, quale precipizio!" - Il punto esclamativo indica senza dubbio dissenso, anzi scherno. - Ma non è chiaro se il duce schernisse l'italiano che rimaneva fedele ai principi del Risorgimento, o negasse che i giovani sloveni e croati combattessero per quegli stessi principii, o negasse che vi fossero giovani sloveni e croati condannati a morte o alla galera. Quale che sia l'interpretazione da dare al punto esclamativo, ho lasciato il testo intatto. 2. Il linciaggio di Anteo Zamboni Ho preso in considerazione finora sei soli luoghi critici. Il settimo è il pi u interessante. A p. 155 del libro francese Mussolini lesse che l'attentato, di cui egli aveva bisogno, ebbe luogo a Bologna, il 31 ottobre 1926. Chi tirò contro di lui un colpo di revolver (a salve?) rimase, naturalmente, sconosciuto. Invece un giovinetto di sedici anni, Anteo Zamboni, fu linciato. - Mussolini mise in margine un punto esclamativo che forse può essere interpretato come scherno, ma aggiunse al punto esclamativo un punto interrogativo. Non osò postillare "falso." Perché? È certo che il colpo di revolver contro Mussolini non fu sparato dal giovinetto che fu linciato. Mussolini il giorno dopo il delitto testimoniò di avere "distinto nettamente un giovane di media statura vestito di chiaro, con cappello floscio, che dopo avere superato i cordoni aveva fatto un passo verso la vettura." Anteo Zamboni, invece, era vestito con giacca marrone e un berretto in testa e stava circa un metro dietro il cordone dei soldati. Furono arrestati il padre, Mammolo, la zia, Virginia, ed il fratello, Ludovico. La madre, malata di mente, fu lasciata stare. L'altro fratello, Assunto, si trovava certamente in quel giorno a Milano sotto le armi e bisognò lasciar stare anche quello. I documenti esaminati da -Anna Lorenzetto (Il Processo Zamboni, in Il Ponte, 1945, pp. 629 sgg.) mostrano che l'avvocato generale militare, Balzano, propose il proscioglimento degli accusati "per inesistenza di reato," e che la Commissione istruttoria li prosciolse prima di colpevolezza e finalmente cambiò parere e rinviò gli atti al Pubblico ministero per supplemento di istruttoria atto a scoprire "tutti i responsabili" dell'attentato (26 agosto 1927). Per il supplemento d'istruttoria fu designato da Mussolini un avvocato militare diverso da quello che aveva proposto l'assoluzione per inesistenza 268 BiblotecaGino Bianco
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