Gaetano Salvemini - Dal Patto di Londra alla Pace di Roma

I • ,I/ J - 216 - . ' I maggiore de11a n?5t~a le aspirazioni delle varie nazionalità, che gemono tuttora sotto l'oppressione di razze . dorninatrici. N è cert0 può ·dirsi che noi ci limitiamo semplicemente a seguire con simpatia verbale e con ammi-- razione platonica lo · sforzo delle nazionalità oppresse'., che aspirano alla Eheraiion~, se da circa tre anni, con sacrifici inauditi e col sangue di mille e mille fratelli e figli nostri, conduciamo una guerra, la quale, se fu decisa e viene tuttavia: sostenuta per la difesa del diritto della nostra gente e della nostra esistenza, è pur sempre guerra . con iin, comitnie nen11co )). E' la prin1a volta, dopo tre anni, che un Presidente del Consiglio del Regno d'Italia ammette che l'Austria sia nemico comune e dell'Italia e delle nazionalità op- . presse nell'interno dell'Austria dai tedeschi\ e dai magiari. Il programma primitivo della guerra contenuto nel trattato di Londra rimane sempre impregiudicato, ed è naJtu.raleche sia così fino a qua,ndonon si:, possa soistit-iiirlocon pa:tti nuovi) e per lo 111,euo equivalenti) se non migliori)· ma una nuova aria circola intorno a quel programma, lo penetra, gli dà una maggiore elasticità, rende possibile una revisione a· tempo opportuno.. ,,,. Nella seduta del 4 m.arzo del Senato, l'on. Orlando è ancora p,iù esplicito: parla senz'altro degli Slavi meridionali, che sono stati la. bestia nera @' la testa di turco 1 della politica sonniniana. Nella sed'utw precedente l' on. Ruffini aveva .affermato: << Qualunque sia la risoluzione del problema adriatico, che scaturirà dalla guerra, noi dobbiamo proporci di avere degli amici colà, ad ogni costo )). E l' ofi. Orlando rispondeva: << L' on. Ruffini ha trattato il grave argomento dei rapBiblioteca Gino Bianco I

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