Gaetano Salvemini - Dal Patto di Londra alla Pace di Roma

/ { -- 211 - ai loro popoli una guerra, che diveniva sempre più lunga, · più. difficile, più penosa. . Chiunque seguiva il movimentq dello spirito pubblico , nei paesi alleati, ~ si rendev~ conto delta,necessità che l' 1- ., ' . tal,ia, uscisse d-aqu;esta guerra .in streitta cdleanza con ~a F'ra,nciae con l'Inghilterra, non poteva non osservare con terrore il crescente dislivello, che andava .determinandosi fra lo stato d'animo slavafobo dell'Italia, ~ lo stato d'a- · . nimo slavofilo dei paesi alleati. La propaganda dalmato .. ·mane, avendo il n1onopolio d_ellastampa in Italia, ma @ssendo vittoriosamente contrastata dai propagandisti ' slavi in :Francia e in InghiJterra, creava un contrasto sempre più acuto fra i sentimenti del nostro popolo equello dei popoli .alleati. Peggio ancora era nei paesi neutrali, specialmente negli 1 Stati -uniti, dove i gi(ornali non e~a.no-~eanche tenuti a certi ·riguardi di solidarietà, o per lo meno di prudenza, v,erso l'Italia. Qui ]'im-perialism.o italiano diventava il I · ludibrio di tutti i gruppi sociali_e di tutti i partiti_politici. Qui bisognava cercare col lanternino, o fabbricare -coi . sussirli governativi o con la .speranza .delle commende e delle croci di cavaliere, qualche eroe che fosse disposto ' ' a prende~e le di f es.edel programma dalmatico dell'Italia. Siffatto stato di cose, divenendo più sensibile via via J che passavano i mesi, fu notato anzitutto dai corrìspon-- dènti di alcuni grandi quotidiani; fu notato anche da alcuni propagandisti, più intelligenti, più disinteressati) non accecati, ·come certi irredenti adriatici, dagli odi di_ campanile contro gli slavi; non poteva sfuggire a quelii fra · i nostri diplomatici, che non avevano per:duto nella· carriera la capacità di girare la testa Jntorno a sè con 1 Biblioteca Gino Bianco ' I

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