> 1 • ( ,, - ~IO - . La crisi del 1917 \' Non poteva, per altro, sfuggire ~l; sguardo di tutti gli sservatori, non del tutto accecati dalla passione o dal tiglio personale, che la campagna dalmatomane e Ì À-~a~o la isolava moralmente l'Italia nel mondo. Tutti i "' 1 t'èntat.vi, che si iacevano per fare accettare alla opiI nione pubblica dei paesi alleati e neutrali il tra~tato di Londra, ottenevano un effetto opposto a quello che la I Gonsulta se ne aspettava. La pretesa di dimostrare ~he la conquista della Dahpazia rientrava in quel programma di giustizia per tutti i popoli, che era il programma delle grandi democrazie di Francia., .di Inghilterra, di \ America, quella pretesa, dovendo 'essere sostenuta còn argom~nti, dei quali era facile agli slavi dimostrare la mala fede e .l'airtificiosità, suscitava ovunque una riso- _Iuta avversione. contro· tutto il programma dell'Italia: la gente si metteva a dubitare anche dell'italianità di Trieste e dell'Istria, dal momento che i propa,gandisti italiani, quasi tutti irredenti adriatici, sostenevano nel loro stolto fanatismo, .che « la Dalmazia è anche più italiana di 1'rieste e dell'Istria )), e che Cattaro è anche più necessaria all'Italia che non sia_Pola. Inoltre, del risultato disastroso per l'Italia delle polemiche dalmatiche, approfittavano tutti gli agenti della propaganda austro-te 1 desca per denunciare fra le moltitcd_ini democratiche il programma iniquo dell'Italia, per accusare i governi di Francia e d'Inghilterra di essere , complici dell'irnperialismo italiano, per aumentare le dif-- ficoltà dei Governi a noi alleati nell'opera di far accettare Biblioteca Gino Bianco
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