Titta Madia - Storia terribile del Parlamento italiano

Nell'ultima seduta della Camera, il Presidente Costanzo Ciano, un poco commosso, scandisce pianamente:, << Vi dico grazie per la vostra collaborazione e credete, Camerati, al mio affettuoso commiato>>. Presto, il commiato sarà definitivo. Quando muore Ettore, tutti di Ilio sono trafitti perchè una luce s'è spenta, a notte accendono i roghi per esaltare l'eroe; però alcuni compagni, << pieni il volto di pianto e sospirosi>>, rientrano sotto la tenda e piangono il loro amico immenso: non si può dire che non sia sàle in queste lacrime, che non vi sia quell'umana sconsolazione per cui, a ogni croçe, il superstite si senta più solo; un sostegno è caduto. Tutti piangono l'eroe di Buccari, il capitano della Rivoluzione, il protagonista del rischio, il fedele del Duce; ma non sarà concesso ai tanti, che lo ebbero Capo nell'assemblea, di scendere dai sogli universali per ricordare ... sì, per ricordare il Presidente? e non solo il Presidente legislatore, il quale parlava dall'alto della tribuna interpretando nel sommo il cuore di tutti, con parole definitive dallo spessore di marmo e dal destino di ferro; ma pure quell'umano vivere minuto contingente e giornaliero, a trattativa privata, dove l'uomo si fa nudo, senza grado e senza insegna, dove più urgono le atmosfere native, il collàudo delle intransigenze e delle temperanze, le bontà prive di megàfono: le prime radici della grandezza stanno nell'umiltà del quotidiano, perchè è men difficile essere grande nelle grandi ore che mantenersi grande nelle ore senza storia. C'era, nel Presidente, il privilegio del comando, perchè c'era la gioia dell'obbedienza: nessuno potrà esprimere quella specie di Rutto decumano che moltiplicava la sua voce, quando - in ispregio e a vendetta d'un tal vetusto articolo di regolamento, secondo cui il Capo del Governo << ha facoltà di parlare» - egli annunciava, potente: << Camerati, parla il Duce», come a dire che l'aula chiusa diventasse campo aperto (ci intendiamo). E quella voce trionfante, che si faceva araldo, cancellava l'incongrua architettura d'un emiciclo per la quale il Parlamento è la sola adunata nel mondo Biblioteca Gino Bianco

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