Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LA QUESTIONE DELLE TREBBIATRICI Nei confronti della mezzadria Nullo riaffermò più volte la necessità della sua abolizione. Tuttavia, anche in questo caso, il suo gradualismo e riformismo gli facevano intravvedere che il raggiungimento di tale meta non poteva nè doveva essere immediato, bensì preparato con la creazione di organismi capaci di sostituirla. In questo processo i braccianti giuocavano un ruolo assai importante e la cooperazione di classe diveniva, a tal fine, uno strumento di gran lunga più efficace, a suo avviso, delle forme di organizzazione della previdenza e della resistenza, che non avrebbero mai tolto i lavoratori dallo stato di soggezione padronale. Ma torniamo a Ravenna. Nella primavera del 1909, parlando ai suoi braccianti egli tracciava loro, come era solito fare, un programma d'azione. Seguendo la propria ispirazione originaria, egli li esortava innanzitutto a costituire una Cooperativa agricola in ogni frazione importante e a riunire in seguito tutte le cooperative in una Federazione, creando così un organismo sufficientemente forte per ottenere la concessione diretta dei terreni già pinetali di proprietà comunale; la Federazione, poi, doveva distribuire le terre fra le cooperative stesse, provvedere all'acquisto in comune degli attrezzi e delle materie utili alla coltivazione, esercitare, d'accordo con l'organizzazione di resistenza, un'azione decisiva presso l'Amministrazione comunale nel senso di negare la mano d'opera organizzata nelle coltivazioni dei terreni comunali se i diritti dei lavoratori su quei terreni non fossero stati riconosciuti. Ma queste cooperative agricole non· avevano, nella mente di Nullo, solo il còmpito di far valere i diritti dei lavoratori nei confronti dei terreni di proprietà comunale; esse erano validi organismi che dovevano riunire in una sola e grande famiglia braccianti e .contadini, e dovevano essere in grado di sosti-

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