COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 757 no, secondo co<lesta concezione, la loro base in quello stato di civiltà che porta all'autonomia giuridica della persona e della famiglia, e trovano la loro possibilità di vita soprattutto all'inizio e alla fine del processo economico, dove l'uomo non può essere ridotto alla funzione di semplice elemento di un sistema impersonale. La cooperazione trova quindi la sua massima possibilità di applicazione nella zona iniziale e finale dei processi economici. Nella zona centrale invece il campo è dominato dalle forme dell'economia capitalistica. In una raffigurazione siffatta la cooperazione assume dunque il ruolo complementare, di cui erano pienamente persuasi anche gli economisti della scuola liberistica. Solo che questi pretendevano che le cooperative agissero in termini di libera concorrenza, senza protezioni, aiuti e sussidi(4). Da tale visuale non dovrebbero discostarsi, almeno entro certi limiti, anche i socialisti. Si pensi ad alcune espressioni classiche del socialismo cosiddetto associazionistico e non si dimentichi l'opera fondamentale di Louis Blanc, Organisation du travail (1839). È ormai difficile pensare, dopo tante esperienze, che le cooperative possano da sole distruggere il regime capitalistico, ma è altrettanto rischioso ritenere che i lavoratori possano abituarsi alla gestione delle aziende nella serra calda dei privilegi, dove tutto è artificio e dove la speculazione conduce inevitabilmente alla degenerazione del fatto cooperativo. È largamente ammesso nella dottrina, anche in quella che non si ispira agli ideali del socialismo, che la cooperazione abbia una funzione non solo economica, ma altamente sociale. Tale missione è di primo piano. Nelle trasformazioni attuali della società la posizione del lavoro cresce in importanza e valore, ma, per non ricadere nella schiavitù statale, i proletari devono costruire il loro mondo da se stessi, con le proprie forze, con il proprio sacrificio, con il proprio senso di responsabilità, abituandosi a gestire direttamente le aziende nelle quali lavorano (s). La cooperazione dovrebbe essere la pratica che costituisce, (4) Anche Giuseppe Ugo Papi riconosce, come del resto molti altri economisti, che la cooperazione di lavoro è « la forma più genuina di cooperatiYa ». Tuttavia non crede che essa possa sostituire l'azienda capitalistica. Cfr. Principi di economia, Padova, Cedam, 1950-53, vol. I, p. 101 s., vol. II, p. 284. (5) Vogliamo sottolineare l'esperienza romagnola dei collettivi, senza con questo intendere di formulare un giudizio definitivo sopra di essi. Cfr.,
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