Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LUIGI DAL PANE cooperazione rispetto ad ogni altra impresa economica privata e sociale nell'ambito economico (il Lorenzoni riscontra solo delle differenze di carattere sociologico) al Valenti che ritiene la cooperativa non una particolare forma di impresa, ma una particolare funzione di carattere antimonopolistico. Il Serpieri aderisce invece alla definizione del Gobbi. « Definita economicamente la cooperativa, che può essere di varia forma giuridica, ma che attua una impresa mutua (12); riconosciuto che la caratteristica di questa sta nello scopo che l'imprenditore si propone di conseguire, nell'impulso che lo spinge a operare, è giusto affermare che la cooperazione, in senso economico, è non forma, ma funzione. Funzione, tuttavia, che non si limita, come sostiene il Valenti, a quella antimonopolistica. Infatti, quali sono le ragioni che possono portare il gruppo cooperatore a dar vita all'impresa mutua? In primo luogo la fiducia di conseguire per questa via - piuttosto che rivolgendosi all'impresa di speculazione - maggior compenso per il lavoro o altri mezzi produttivi forniti all'impresa mutua, ovvero uri minor prezzo per il suo prodotto. Una situazione nella quale può esser dato di conseguire questo fine è appunto quella considerata dal Valenti, quella cioè nella quale l'impresa di speculazione si vale di una sua posizione monopolistica per lucrare a danno di lavoratori, di fornitori, di clienti. La cooperazione ci appare allora come un surrogato della concorrenza, o, meglio, come un sistema integratore della concorrenza. Ma altre situazioni possono consent~re di conseguire quel fine. Una, assai comu~ nell'agricoltura, è che l'associazione consenta di realjzzare con. l'impresa mutua dimensioni più convenienti della produzione, e che questo scopo si realizzi meglio con detta associazione che con la sostituzione di singole grandi imprese di speculazione a piccole imprese. Non si può infine escludere - benchè nel fatto ciò sia raro - (12) « Qualsiasi impresa - se guardiamo agli impulsi che spingono l'imprenditore a operare o, che è lo stesso, ai fini che egli si propone di conseguire -- può essere o di speculazione (di lucro), se il fine diretto è quello di lucrare la massima differenza in moneta fra costo e ricavo; o mutua, se il fine diretto è di soddisfare bisogni dello stesso imprenditore; ovvero di pubblica utilità o di beneficenza, se il fine diretto è di soddisfare bisogni pubblici o di gruppi speciali estranei all'impresa>.

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