Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIE ZA ECOKOMICA ITALIANA 745 rive di lavoro il prodotto dell'opera comune è quasi tutto convertito in salari; è difficile ed inutile per la natura oscillante dei lavori accumulare larghi capitali, e perciò in esse si mantiene più puro e limpido il concetto cooperativo. Ben è vero che alcune società ammettono anche soci non operai, ed alle azioni possedute da questi estranei accordano un dividendo o meglio un interesse. Il numero però dei soci onorari quasi dovunque è piccolo e quasi mai supera il decimo dei soci effettivi; e l'interesse conceduto alle azioni oscilla intorno al 4 o al 5 per cento; saggio modesto, il quale fa presumere che le azioni stesse siano detenute da persone animate da sentimenti di benevolenza verso la classe operaia e non come impiego di capitali. Conviene osservare che in alcuni casi l'ammissione dei soci non operai è permessa, perchè la direzione possa giovarsi del consiglio disinteressato di persone capaci ed esperte nella tecnica dei lavori da eseguire. Del rimanente le società nella distribuzione dei loro utili si informano a criteri strettamente cooperativi; la parte maggiore è dedicata all'aumento dei fondi di riserva, per le malattie, per gli infortuni sul lavoro, per le pensioni. Quello che rimane dopo questi prelevamenti, il cosidetto dividendo al lavoro, è poca cosa, e gli operai non ne fanno gran conto. La organizzazione delle cooperative di lavoro è semplicìssima: la direzione è coadiuvata nell'opera sua da un comitato tecnico il quale dirige i lavori, fissa i salari degli operai; di esso fan parte di solito un ingegnere ed un avvocato estranei anche alla società. Gli operai sono divisi per la esecuzione dei lavori in isquadre; il caporale riceve, oltre alla mercede giornaliera, una quota di un mezzo o di un terzo per cento sui salari pagati agli operai da lui dipendenti. Il lavoro è retribuito per lo più a tempo od a cottimo, a seconda della diversità dei lavori compiuti. Spesso, quando il lavoro incalza, sono impiegati altri operai non appartenenti alla società; e, pur non partecipando agli utili diretti o indiretti derivanti dalla società, essi ricevono la stessa mercede, tanto più che è data la preferenza ai membri di associazioni consorelle di altri luoghi, dove la mano d'opera è meno ricercata. La relativa facilità di organizzazione ha dato vivo impulso alle società nostre ... ». L'Einaudi passava poi a mostrare in concreto l'origine e la funzione delle cooperative di lavoro. « Le cooperative di lavoro - egli scrive - si sono diffuse specialmente nelle regioni dell'Italia superiore

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