X. LE POLEMICHE SUGLI INTERVENTI STATALI L'espandersi e il crescere del movimento cooperativo, l'affermarsi dei partiti, che di esso si giovavano, crearono una situazione, nella quale le cooperative raggiunsero posizioni di potere e riuscirono a strappare favori e privilegi. Noi abbiamo visto come la cooperazione trovasse in Italia molti fautori anche fra i liberisti e i liberali (1), ma il presupposto della loro adesione era che le cooperative agissero in regime di libera concorrenza, senza pretendere un regime di favore e di protezione. Quando il presupposto venne a mancare, l'atteggiamento degli economisti di tendenze classiche mutò e la questione delle cooperative si innestò spesso nella grande polemica liberistica. Già vari decenni innanzi, il Cernuschi (1821-1896) aveva gettato l'allarme (2), ma l'orientamento più moderato aveva trovato un terreno favorevole, poichè si era creduto di servirsi della cooperazione per sottrarre gli operai all'influenza dei socialisti e dei rivoluzionari. Man mano che sfumava il sogno di una cooperazione indipendente dai partiti e fidente solo nelle proprie forze, i vari punti di vista si polarizzarono in due direzioni. Ciò avvenne specialmente dopo la prima guerra mondiale, quando gli aiuti forniti dalle cooperative ai partiti cominciarono ad assumere proporzioni rilevanti e quando gli interventi statali diventarono più frequenti e più ragguardevoli. Osservano il Riguzzi e il Porcari che le vittorie elettorali, politiche o amministrative, che ebbe a celebrare dopo il 1919 il partito socialista, furono in buona parte dovute alle cooperative che provvedevano alle spese necessarie per l'organizzazione della lotta (3). Questa stretta ( 1) Cfr. R. R1cuzz1 e R. PoRCARI, La cooperazione cit., p. 27 ss. ( 2 ) E. CERi-:uscm, lllusions des sociétés coopératives, Paris, Guillaumin, 1866. (3) R. R1cczz1 e R. PORCARI, La cooperazione cit., p. 18.
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