COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIAi'-A 739 dioso di formazione sansimoniana, che aveva già trattato con larghezza il tema della cooperazione nella sua opera La cooperazfone agraria nella Germania moderna (1901-1902). Sebbene il suo saggio non aggiunga alcun elemento alla teoria, riteniamo opportuno riprodurne le conclusioni a riprova della simpatia che godeva ancora la cooperazione tra gli economisti italiani di formazione socialistica. « 1) La cooperazione come impresa economica obbedisce alle leggi che determinano ogni altra forma di impresa. 2) La simpatica qualifica di «cooperativa» cui è insita una grande potenza suggestiva viene storicamente attribuita alle associazioni di · determinate classi, e negata a quella di altre. 3) Vengono anzitutto chiamate cooperative le imprese che non sono l'emanazione professionale di una classe, ma la espressione di una energica e spontanea reazione di altre classi, contro effettive o possibili sopraffazioni delle prime. Abbiamo chiamata questa: cooperazione con funzioni reattive e può essere di consumatori o di produttori o di semplici lavoratori. - 4) Vengono altresì chiamate cooperative quelle unioni, che modesti soggetti economici contraggono per un tempo più o meno lungo, onde ottenere con l'aiuto reciproco dei risultati, irraggiungibili coll'isolamento. Ma cooperative dovrebbero chiamarsi tutte le unioni di tal fatta, anche se formate da soggetti economici potenti. Abbiamo chiamato questa: cooperazione con funzioni integrative. 5) La cooperazione infine può avere oltre che uno scopo economico uno o più fini sociali, politici o religiosi, e subordinare quello. a questi anche a prezzo di costi maggiori. 6) La cooperazione per riuscire ha bisogno della presenza nei suoi associati e particolarmente nei suoi amministratori di virtù non frequenti, senza di che intristisce o fallisce. Opera dunque in essa una benefica forza selettrice che la può rendere strumento di elevazione per tutte le classi. 7) La presenza degli scopi suddetti e la esigenza predetta, dando alla vita di una buona cooperativa una nobilità di tono e di comportae sociale, « fase nella quale tesaurizzando quanto era di buono nelle due organizzazioni precedenti, l'associazione economica attingerebbe un grado più alto di armonia e di perfezione». Cfr. MARIANO MARIA:--lI, Il fatto cooperativo nella evoluzione sociale, Bologna, Zanichelli, 1906.
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