Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 731 Il cooperatore si abitua ad assumere come direttiva della propria condotta economica, il criterio di sopportare attualmente un minor bene ed anche la pena di una privazione per il più sicuro e continuativo maggior bene che gli deriva dalla massimazione del benessere complessivo della cooperativa (15). Nel processo psicologico, volontario e finalistico insieme, che caratterizza il cooperatore, si tende, lungo il ciclo di produzione, « ad una forma di realizzazione oggettiva: la solidarietà e la disòplina degli sforzi singoli>>. Pur essendo un istituto essenzialmente economico nei caratteri e nei moventi, la cooperativa è segnata anche nella sua figura da elementi etici. « Il dividendo di una società cooperativa ... ha dei suoi caratteri tipici che spesso lo rendono indipendente da qualsiasi valutazione speculatrice: il riparto degli utili, infatti, si tende a compierlo, quivi, secondo la quantità dei servizi consumati e non proprio secondo il capitale apportato. In genere, il cooperatore si accorge solo grosso modo di ricavare certi vantaggi dal sistema di produzione o lavoro cooperativo, ma non si preoccupa di analizzare le possibili cause di un suo maggiore potenziamento individuale, né di vedere se, comunque, con operazioni economiche, con operazioni più o meno acrobatiche, egli possa ricavare elementi addizionali che possano spostare in aumento le condizioni di massimo del suo utile stesso. Nell'impresa cooperativa il massimo edonistico individuale è in funzione del massimo edonistico cooperativo così che l'interesse dell'individuo è dipendente dall'interesse della cooperativa ed è intimamente legato alla prosperità della cooperativa stessa» (16). « Appare evidente, dunque, come una cooperativa miri a raggiungere la massima felicitazione dei suoi soci attraverso quella unità d'interesse che è il prodotto tipico di associamento delle singole psicologie dei cooperatori>> (17). In questo organismo si avvera il fatto che « il socio più abile sacrifica a pro' della collettività ìl « pluso » o premfo che potrebbe ottenere in una organizzazione economica non cooperativa, ove vi fosse una gerarchia di valori e una quantità di quote addizionali di red- (15) M. RESTA, Linee cit., p. 115. ( I 6) M. RESTA, Linee cit., p. 116 s. (17) M. Ri:.sTA, Linee cit., p. 11,.

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