COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA L'opera di Nullo Baldini emerge nell'esposizione storica con tratti meni delle Buttuazini della dinamica economica con la cooperazione degli sforzi e con una direttiva precisata dall'interesse di una collettività. La dottrina del solidarismo economico condivide con l'economia corporativa il senso in cui deve considerarsi il principio economico nel piano della vita sociale di una comunità: questa è « l'ente cooperativo particolare :i> per la cooperazione; è la «nazione» per l'econonùa corporativa. Un accordo esiste pure tra le due dottrine circa la condotta e la linea delle scelte che deve informare la psicologia dell'operatore economico singolo nell'applicarsi ad un processo produttivo; concordanza vi è pure in ciò che concerne la valutazione delle normali esigenze della vita del lavoratore. Lo scopo è il medesimo, ma la cooperazione con mezzi diversi provvede, offrendo un sistema che aumenti il potere d'acquisto del salario; mentre l'economia corporativa offre un sistema giuridiço per la determinazione di un giusto salario variabile nel tempo, il quale eviti la possibilità agli operai di ricevere salari inferiori alle loro necessità e alla loro produttività del lavoro, che crea la rendita dell'imprenditore: fatto la cui frequenza si è mostrata notevole per lunghi periodi. La cooperazione non è aliena dal supporre che un'iniziativa privata possa essere diretta anche con i consigli o con l'intervento dello Stato; riguardo alla libera concorrenza le vedute sono identiche nei due punti di vista, vale a dire considerarla con un valore relativo. La dottrina cooperativa concorda con l'economia corporativa circa la funzione del capitale e soprattutto circa quella del profitto, ma entrambe riconoscono che tali funzioni debbono limitarsi, nelle loro tendenze storiche ad appropriarsi dei redditi spettanti al lavoro; se questo soprareditto è dovuto al rischio, l'economia cooperativa frazionandolo fra più assuntori, lo diminuisce notevolmente e così pure, nell'organismo totalitario della nazione, fa l'economia corporativa, ammettendo l'integrazione delle forze economiche con l'aiuto dello Stato e con l'istituzione degli organi corporativi. L'economia cooperativa si mostra più intransigente per tutti i fenomeni di mediazione industriale e commerciale; ma nei concetti della rendita e della quasi-rendita ha però uguali vedute perchè ammette l'esistenza di sopraredditi per l'abilità di condurre gli affari; così mentre potenzia il principio della coefficienza degli sforzi, pone a fondamento di questa l'attività degli individui. Differisce sostanzialmente dalla dottrina corporativa quando si vuole che la cooperativa tenda a concentrare i suoi sforzi sul fatto del consumo, dando così alla domanda la qualità di principale coefficiente del valore di un bene. Tuttavia, considerata anche nell'azione, la dottrina cooperativa, contiene nelle sue asserzioni il principio fondamentale dell'economia corporativa, cioè, ìa collaborazione delle forze per un fine comune e il principio della obbligatoria coordinazione dei singoli fini individuali in vista di un fine generale e complessivo. Per tale fondamentale affinità il regime corporativo italiano ha espresso e riaffermato la sua operos:i simpatia per il movimento cooperativo,. Cfr. M. RESTA, Linee cit., p. 91 s. Cfr. anche sull'argomento G11so ARIAS, Cono di economia politica corporativa, Roma, Soc. Editr. del « Foro Italiano», 1937, p. 388 ss.
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