Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 723 per tutti gli appalti di un comune o di una provincia; ma hanno anche vantaggi e pregi di fronte alle imprese private. E, comunque, tale è oggidì la loro forza e la loro struttura, che nessuno potrebbe prescinderne per l'esecuzione dei lavori pubblici, che occorrono ancora all'Italia. Han dato impulso alla ricostruzione veneta; potrebbero, ben guidate e vigilate, essere utili al Mezzogiorno. Né io credo che si debba abbandonare la vecchia e saggia via italiana, che ha dato buoni frutti, ed altri maggiori può darne domani, pei tentativi, che a qualcuno sorridono, di imitare le nuove esperienze ghildiste, o le cosidette presocializzazioni tedesche nel campo edilizio, che non hanno avuto ancora il collaudo dell'esperienza, ed hanno in ogni modo, proporzioni infinitamente minori di ciò che è già realizzazione italiana. L'altra forma, speciale ed italiana, di cooperazione -l'affittanza collettiva - preesisteva alla guerra con una sessantina di cooperative, e circa 30 mila ettari di terreno, quasi tutti affittati. Oggidì son cresciute, certamente del sestuplo, ma forse anche di più, sia per numero di società sia per la superficie coltivata; ed hanno acquistati molti terreni sui quali lavorano». Il Ruini insiste soprattutto sopra le affittanze collettive, che per la loro duttilità si prestano meglio delle altre forme alla ricostruzione e alla riforma agraria, senza tuttavia attribuir loro la funzione di forma esclusivistica. Il Ruini concludeva con un avvertimento. La ricostruzione nazionale del dopoguerra esigeva che le cooperative fossero convogliate e coordinate per il bene comune. La distribuzione cieca di questa forza « ben lunge dall'aiutare, ostacolerebbe la ripresa dell'economia nazionale. Questa non deve essere, sotto nessun aspetto, l'ora dei demolitori » (3). La reazione fascista contro il movimento operaio e socialista non poté infatti cancellare dalla carta economica d'Italia l'istituto della cooperazione. A parte il fatto che dopo i primissimi anni di politica tendente al liberalismo, il fascismo volse il proprio cammino verso l'economia diretta o manovrata, non era possibile coinvolgere in una unica condanna le cooperative rosse e bianche e quelle apolitiche. Anche in questo settore il fascismo cercò di incanalare il movimento (3) M. RuINr, Il fatto cooperativo cit., p. 8.

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