IX. CONTRIBUTI ALLA TEORIA DELLA COOPERAZIONE NEL PERIODO FRA LE DUE GUERRE MONDIALI GoBBI, ARIAs, RESTA, LoRENZONI ED ALTRI. Nel primo ventennio del secolo XIX il movimento cooperativo era diventato potente e aveva, in molti casi, assunto delle qualificazioni politiche ben configurate. Specialmente importanti quello socialista e quello cattolico. Assumendo delle posizioni di potere, le cooperati ve chiedevano favori allo Stato, si davano, come è stato detto (1), alla cacciaal credito ed all'aiuto dello Stato. Questo le poneva in antitesi con quei liberali, che pur le avevano sostenute in sul nascere, quando si pensava e sperava che esse si sarebbero sottomesse alle leggi della concorrenza. D'altra parte la loro crescente qualificazione politica le coinvolgeva nelle alterne vicende della lotta politica e le esponeva a colpi durissimi. In un discorso pronunziato al Senato il 18 giugno 1921, Luigi Albertini, che pure aveva avuto tanto interesse per il movimento cooperativo, metteva in guardia contro l'idea di sostituire la cooperazione all'iniziativa individuale (2). Proprio in quegli anni i fascisti mette- (1) M. Rum 1, Il fatto cooperativo in Italia, Bologna, Zanichelli, I922, p. 45· (2) « Il discorso della Corona assegna alla nuova legislatura il compito di rafforzare gli istituti cooperativi per creare nuove forme di lavoro associato. L'on. Giolitti ha un grande amore per le cooperative e spera da esse, se non la risoluzione del problema sociale, per lo meno un potente contributo alla risoluzione del problema stesso. Dal punto di vista teorico il suo desiderio è nobilissimo, ma io credo che la realtà sia un po' diversa. Lo credo e lo dico, sebbene sia in quest'aula per la prima volta il mio insigne maestro e padre della cooperazione italiana, l'on. Luzzatti. La cooperazione, di cui l'esperienza nel mondo delle nazioni
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==