Nullo Baldini nella storia della cooperazione

720 LUIGI DAL PANE questa forma di organizzazione per provvedere alla propria durata. Essa quindi nel_lastessa misura in cui permette ad alcuni gruppi della classe lavoratrice di sottrarsi alla pressione del sistema capitalisticq, giova a conservare l'esistenza di classi e forme sociali arretrate, ad ogni modo che non hanno interesse di giungere al socialismo. Da questo punto di vista non è consentito affermare che la diffusione del regime cooperativo conduca inevitabilmente alla sparizione del capitalismo. Tuttavia se il sistema cooperativo è praticamente applicabile alle industrie tipizzate, che producono esemplari uniformi e con lavoro non differenziato, è legittimo prevedere che per queste industrie la generalizzazione cl.ellaforma cooperativa sia molto probabile. In questo caso l'adozione di misure industriali comuni, l'omogeneizzazione della direzione e della amministrazione, ci condurrebbe direttamente al socialismo (gestione unitaria della produzione sotto forma non speculativa). La vitalità che dimostrerebbero, con la forma cooperativa, la piccola produzione agricola e alcune industrie artigianesche, sarebbe la prova della loro utilità e convenienza sociale, e quindi del poco frutto della meccanica applicazione anche ad esse della forma comunistica. Un socialismo universale, meccanicamente applicato, anche dove se ne può presumere la scarsa convenienza, equivale ad un sacrificio della sostanza alla forma, del benessere voluto col socialismo alla direzione burocratica accentrata. Questo è stato l'errore, forse il delitto della rivoluzione russa, delitto ad ogni modo utile, perchè è valso ad informare le classi lavoratrici intorno a ciò che debbono evitare» (u). (n) ARTURO LABRIOLA, Manuale cit., pp. 461-462.

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