Nullo Baldini nella storia della cooperazione

COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 701 può conseguire. Ma un'impresa qualsiasi, società cooperativa o d'altro genere, che sappia attrarre i clienti d'un gran numero di piccoli commercianti, anche con un'amministrazione mediocre, darà certo buoni risultati, grazie alla riduzione considerevole delle spese generali, che si rende così possibile » (16). L'argomento è ripreso dal Pareto nell'opera: Les Systèmes Socialistes. « Le società cooperative sono state create e si sono, in gran parte, sviluppate sotto l'influenza delle idee di Owen. Esse ci presentano un curioso esempio di istituzioni, che prosperano grazie a ragioni del tutto diverse da quelle che si credeva dovessero assicurare il loro successo. Lo scopo delle società cooperative era di sostituire alla concorrenza degli imprenditori la solidarietà dei lavoratori. In fatto, le società cooperative hanno semplicemente il risultato di far comparire sul mercato nuove imprese concorrenti. Esse sono riuscite dove la concorrenza era imperfetta, precisamente perchè l'hanno resa meno imperfetta; sono fallite dove la concorrenza spiegava già tutti i suoi effetti. Bisogna aggiungere che, per una singolare coincidenza, dove la concorrenza era imperfetta, le difficoltà di organizzazione erano anche minori. Ciò spiega come le società cooperative di consumo si siano largamente sviluppate, mentre sono state ben rare le società cooperative di produzione industriale che hanno potuto prolungare la loro esistenza. Società cooperative agricole sono riuscite benissimo, ma si tratta di associazioni di piccoli capitalisti. Le società cooperative di consumo non hanno neppure soppresso gli intermediari, esse hanno semplicemente sostituito un'organizzazione a un'altra, come le ferrovie, succedendo alle diligenze, non hanno soppresso, ma solo trasformato, le imprese di trasporto. Gli economisti, invece di considerare le società cooperative, sin dall'origine, sotto questo aspetto, hanno avuto il torto gravissimo di combatterle. Essi hanno gratuitamente proclamato la necessità degli intermediari, quali esistevano. Questo errore ha la sua causa prima nel fatto che l'economia politica, come del- resto tutte le altre conoscenze umane, ha cominciato per essere un'arte, e solo ora tende a ( 16) PARETO, C ours d'Economie Politique, voi. II (p. 299 ss., della trad. it., Torino, Einaudi, 1942).

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