Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LUIGI DAL PANE Consorzio di consumo delle Cooperative. Cfr. l'articolo di Camillo Prampolini in Critica Sociale del 16-31 luglio 1913. La crisi della cooperazione integrale nel Reggiano formò oggetto di un notevole studio di Gustavo Del Vecchio, pubblicato nella Nuova Antologia del 1° maggio 1913. Va sottolineato l'acuto esame dei fatti e la correttezza dell'interpretazione delle ideologie. Lasciando da parte il primo, giova riprodurre un passo che segna la differenza fra la sostanza del marxismo e la cooperazione. << In contrasto con la tendenza marxista, per cui il socialismo è lo stesso movimento operaio, la rivolta del quarto stato contro le istituzioni padronali, una meccanica di energie con fine non determinato e non determinabile, il movimento per la cooperazione integrale ritorna per un verso al socialismo utopistico, a Saint..Simon, a Owen, a Fourier, nel senso che pone un programma di riorganizzazione sociale ed accoglie tutti i mezzi adatti ad effettuarlo. Ogni utopia risulta dall'assumere un principio vero e dal proporne l'applicazione senza tener conto dei suoi limiti naturali. La cooperazione integrale, come tipo di socialismo utopistico, si riduce a considerare l'organizzazione cooperativa dei consumatori capace di estendersi non solo sino al grossista od in qualche caso al produttore, ma sino ·a tutto il campo della produzione in modo da reggere e da dirigere sistematicamente la produzione e la circolazione :l). « Il concetto fondamentale del movimento per la cooperazione integrale è quello di estendere il movimento cooperativo di consumo sino al produttore, trasformando così la semplice cooperativa di consumo, la quale compera e vende sul mercato i suoi prodotti, in una organizzazione di tutta la produzione capace di coordinare i fattori e di procurare ai lavoratori la rimunerazione nei prodotti che essa stessa ha creato, a seconda della quantità dei loro sforzi e della qualità dei loro bisogni. Essa si distingue da un vero e proprio comunismo, perchè rimunera in ragione dello sforzo, sia pure in misura approssimata grossolanamente, e perchè lascia al consumatore la scelta della qualità del prodotto, perchè in breve conserva i caratteri essenziali della economia libera, nella quale è sorta e vive; ma è una forma che tende verso il socialrsmò, perchè stringe i suoi aderenti con un legame quasi monopolistico così per la vendita dei loi:o servizi come per l'acquisto degli oggetti di consumo. In forza di questo legame ·essa semplifica "il problema della organizzazione industriale e :-qJ'tndi può risparmiare i costi dell'organizzazione più elastica, più comptessa per via di privati imprenditori. Se la cooperazione integrale fosse stata attuata in modo coattivo per legge o per forza di organizzazione operaia monopolistica, sarebbe stato assai difficile darne un giudizio concreto, perchè avrebbe eliminato il termine di confronto, Come avviene per le aziende esercitate dai comuni o dallo Stato, ~arebbe rimasta questione di apprezzamento giudicare se il risparmio dei consumatori, i quali non hanno da pagare profitti agli imprenditori ma solo l'interesse ai capitalisti, è maggiore o minore della spesa dovuta ai costi specifici della organizzazione politica dell'industria aggravata dalla eventuale perdita, costituita dal servizio ricevuto dai consumatori di solito meno conforme alla domanda di quello che esso sarebbe da parte di un privato imprenditore. Anzi sarebbe stato anche più difficile per essere in questo caso il monopolio doppio, di compera del lavoro e <li vendita dei prodotti. Essendo stata attuata in un regime di concorrenza, il giudizio è venuto dai consumatori stessi, i ...

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