680 LUIGI DAL PANE curare appunto lo spirito di solidarietà sono istituiti dalla Camera del lavoro accanto alle Cooperative, Comitati di sorveglianza e di propaganda. Ma tutto ciò non fa che mettere in maggior rilievo il « vizio di natura », dice Vergnanini, che vive nelle viscere del movimento . . economico operaio. Il fenomeno è di grande importanza: trattasi, nientemeno, che della lotta tra i Sindacati, ossia tra i vari gruppi di produttori e soddisfattori di bisogni. Una lotta di primo piano, come la chiamavo in un precedente articolo per distinguerla dalla lotta tra capitale e lavoro, che è del secondo piano. I sindacalisti, che giustamente si vantano di una loro letteratura abbondante e dotta, non hanno, per quanto io abbia cercato, posto attenzione a siffatti fenomeni, che pure sono frequenti, anche in ambienti più vasti di Reggio. Anzi sembrano sorvolarvi. Leone nel « Sindacalismo » Ìnsorge contro ogni accusa di corporativismo rivolto al moto dei gruppi operai, e si appella agli insegnamenti della economia edonistica moderna. · Il momento d'origine (egli aggiunge) della fondazione di ogni singolo Sindacato è in una forza comune ed eguale, come lo è la legge d'attrazione e, come questa legge non varia per il variare degli oggetti che la subiscono, così la forza concorrente, che spinge i proletari ad organizzarsi, non varia per lo specificarsi dei mestieri. Il proletariato è uno ed omogeneo. Bellissime affermazioni, ma che non sono confermate dalla esperienza, ·tanto più quando dalla fase della resistenza pura si passa a quella della cooperazione di classe, cli.eil Leone ritiene, nel suo stesso libro, necess~ria (pur sbrigandosene in poche parole) per il processo dei SiÌldacati. Di fronte alla cecità ostinata della maggior porte dei marxisti, è significativa la visione lucida e precisa che i socialisti reggiani hanno del problema delle relazioni intersindacali. E non meno significativa è la soluzione che ne tentano. Agli untorelli dottrinari, che li accusano di non aver saputo produrre teoricamente nulla, i reggiani possono rispondere di aver trovato da sè e messa in luce splendidamente una posizione mentale, che soltanto ora fa capolino in qualche scrittore d'avanguardia. Scrive Vergnanini che l'unico freno capace d'impedire lo sviluppo degli egoismi professionali e collettivi e di evitare la formazione
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