LUIGI DAL PANE Vergnanìni, come fece nel Belgio Anseele, insiste sulle virtù morali delle Cooperative. Il lavoratore è spinto verso la solidarietà; la Cooperativa è palestra per lui, che, per necessità di sviluppo e di difesa, sotto il tormento della concorrenza, è costretto a penetrare i misteri dell'ordinamento sociale, i congegni dei pubblici poteri e delle leggi e la realtà della vita. Con la cooperazione la classe lavoratrice opera nel doppio senso di penetrare, come elemento vivo, fra le compagini del mondo industriale e commerciale borghese, e di attrarre, intorno a sé, alla sua attività sempre più redditiva, la clientela che prima serviva e sosteneva la borghesia. Se però la lotta sul terreno della cooperazione presenta maggior copia di vantaggi e permette un'azione molto più efficace per l'elevamento delle classi lavoratrici, in confronto della resistenza, d'altro canto è più difficile e più pericolosa. Una sconfitta può condurre a vere catastrofi. La cooperazione (specialmente di produzione e lavoro) esige capitali notevoli, ha spese generali inevitabili, richiede amministrazioni complicate, direzioni tecn~che esperimentate, coscienza nelle masse elevatissima. Quando apre stabilimenti e laboratori, e cerca fondi da condurre in affittanza collettiva, deve passare sotto le forche caudine del mondo borghese, dei proprietari di terre, dei detentori delle materie prime, dei commercianti all'ingrosso, delle pubbliche amministrazioni che possono negarle lavoro. Se non è difficile costituire le Cooperative, è grandemente difficile farle vivere e prosperare in un ambiente organizzato contro esse. Le Cooperative sono tributarie dei grossi speculatori: esse cominciano danneggiando i piccoli (le piccole botteghe del piccolo commercio di éampagna risentono per le prime la concorrenza delle Cooperative rurali socialiste; i laboratori degli artigiani restano scossi e danneggiati da quelli cooperativi; i piccoli proprietar1, i mezzadri, gli affittuar1 s'allarmano di fronte alle Cooperative agricole, i piccoli produttori di campagna si sentono minacciati dai caselli e dalle cantine sociali, ecc), e lasciando intatti e indisturbati i grandi monopolizzatori, i dominatori dei mercati, dai quali le Cooperative stesse si riforniscono.- Vergnanìni vede benissimo questo punto, che è poi quello su cui si basano sovratutto quegli studiosi della cooperazione industriale, che sostengono poter essa, per le sue difficoltà, esistere solo per ciò che
RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==