LUIGI DAL PANE frangersi quandochessia? O v'è, nel loro stesso congegno cooperativo, un qualche cosa di vitale, di evolvibile, a così dire, con cui e su di cui i socialisti abbiano a contare? » Il Garibotti lamentava che a Reggio Emilia non si fosse concluso niç:nte a proposito dell'azione economica del partito, che abbracciava le organizzazioni di resistenza operaie ed agricole: scioperi, cooperazione, colonizzazione, emigrazione. « La mancanza di una relazione studiata, che tracciasse gli estremi sui quali discutere, costrinse la maggioranza dei rappresentanti ad accettare uno dei soliti espedienti che pregiudicano, anzi lasciano insoluta la questione. Si votò un ordine del giorno di massima e si deferì ad una commissione speciale lo studio dei metodi migliori di propaganda ed organizzazione per le diverse categorie di lavoratori agricoli. La cooperazione venne però toccata di sfuggita da parecchi congressisti, divisi in due correnti: fautori e avversari della cooperazione. Questi ultimi nanno insistito perchè il partito trascuri completamente le cooperative, le quali non servono ad altro che a creare degli illusi, o degli altri capitalisti, quando non sono strumento di corruzione operaia;· e per principio si occupi unicamente delle organizzazioni di resistenza ». Il Garibotti sostiene che non vi è contrasto fra socialismo e cooperazione anzi che quest'ultima contribuisce a familiarizzare gli operai con l'economia collettivistica. « Nella regione emiliana, è la forma cooperativa quella che risponde maggiormente alle necessità di quei proletari, li tiene stretti in una potente organizzazione e li ha preparati al collettivismo. Nessun'altra regione italiana ha dato un raggruppamento c,Òsìdisciplinato di lavoratori. È perchè là si tenne conto delle tendenze, del carattere, dei bisogni del proletariato italiano, e non si badò tanto alla rigidità delle teorie scritte». Contro le idee esposte dal Garibotti si levarono diversi socialisti, sostenendo che la cooperazione distrugge lo spirito di classe e, col1' allettamento dei piccoli vantaggi immediati, tende a creare nel campo del proletariato un ambiente direttamente avverso al collettivismo. « Il lavoratore, che la cooperativa mette in grado di accumulare, non per la collettività, ma per se stesso, diventa, pel proprio interesse, se non un soddisfatto, un riconciliato con quella forma capitalistica che, per l'interesse generale dovrebbe combattere. Dunque nella coopera-
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