COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 667 la consigliano e l'aiutano considerandola necessaria e desiderabile preparazione all'avvento del socialismo. Questi ultimi però protestano, e han ragione di protestare, che la loro cooperazione non è quella medesima che i primi diligono e favoreggiano. Cooperantisti, essi dicono, ma soprattutto socialisti siamo noi che vogliamo le cooperative (la disputa verte in specie sulle cooperative di produzione) come sperimenti e modelli di lavoro organizzato in proprietà collettiva, e non aspiriamo affatto a creare de' piccoli capitalisti che diventino a loro volta dei piccoli sfruttatori. Educazione di altruismo le nostre cooperative, confutazione viva e parlante del pregiudizio che i lavoratori non possano lavorare di concerto se non sono sotto l'occhio e il pungolo del padrone; veri vivai di socialisti, centri di irradiazione di vita nuova, attuazione pratica e anticipata su piccola scala di quel che sarà il socialismo. Ma accanto a costoro, dei quali il tipo più geniale è il dott. Giovanni Rossi ora in America, in cui sarebbe interessante studiare come l'ardore per lo sperimento socialista proceda in linea retta dal temperamento, dal concetto, dal metodo anarchico - accanto a questi socialisti-cooperativisti-sperimentali, ma bene distinti da essi, stanno altri che, pure accettando i principi del socialismo scientifico o marxista, ossia la lotta di classe tanto nel campo economico che nel campo politico, propugnano la organizzazìone cooperativa come aiuto al proletariato in cotesta lotta. A questo punto il Bissolati metteva in evidenza il contributo capitale dei socialisti e dei radicali alla costituzione delle cooperative romagnole di produzione. Egli vedeva in tale esperimento un risultato della miseria del bracciantato, « un indice di miseria>>,un conato della parte depressa del proletariato agricolo contro la disoccupazione e l'indigenza. Non è dunque il caso di considerare questa organizzazione cooperativa coi criteri onde vanno considerate organizzazioni simili in altri paesi, dove furono precedute od accompagnate da un elevato sviluppo della coscienza di classe, da un miglioramento materiale e da un risveglio di vita morale del proletariato. Ma per ciò hanno forse torto quei nostri compagni che dicono: <lacchè per fatalità ineluttabile, questo per quanto meschino mezzo di difesa contro la indigenza viene offerto al proletariato agricolo dall'organizzazione cooperati\'a di lavoro, e dacchè esso mostra di apprezzare un tal mezzo, non è far opera di buoni socialisti favorire la for-
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