Nullo Baldini nella storia della cooperazione

VI. I SOCIALISTI E LA COOPERAZIONE. ATTEGGIAMENTI DELLA RIVISTA « CRITICA SOCIALE>). ANTONIO LABRIOLA. MEUCCIO R UINI. Noi abbiamo visto come il Rabbena trattasse della cooperazione anche dal punto di vista dei socialisti, specie di coloro che riponevano in essa il fattore essenziale delle trasformazioni sociali in senso socialistico. Ma non è da credere che tutti i socialisti la pensassero in tal modo, specie dopo la grande instaurazione del Marx. Sarà dunque opportuno esaminare qualche testo essenziale per rendersi conto dell'atteggiamento dei socialisti italiani e della loro posizione rispetto alla teoria della cooperazione. Scorriamo a tal fine la Critica Sociale, l'organo più importante del Socialismo Italiano dopo il 1890. L'interesse per la cooperazione appare nei primordi scarsissimo e ciò va posto in relazione con la problematica fondamentale del periodico, che è di carattere politico. Nella prima annata (1891) yi ritroviamo un .solo articolo, che concerne la Coopera~one Jiamminga e in particolare le panetterie cooperative, articolo dovùto alla penna di Filippo Turati (r). Ma poco dopo Leonida Bissolati prende in esame un'esperienza italiana, proprio quella delle cooperative agricole di produzione in un saggio su La colonizzazione dell'Agro Romano e le cooperative agricole (2), saggio che si raccomanda all'attenzione anche dal lato dottrinale. « Due tendenze, - scrive l'autore - la cooperazione e il socialismo, che paiono a volte distinguersi e osteggiarsi, a volte correre parallele e fondersi ìn una. Tanto che vi sono conservatori che caldeggiano la cooperazione presentandola come antidoto alla lotta di classe, e vi son socialisti che (1) Critica sociale, 20 ottobre 1801. (2) C,·itica sociale, 1 gennaio 189'.!.

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