660 LUIGI DAL PANE daglio lanciato dal Vaticano per saggiare le reazioni dei cattolici italiani nei confronti di una politica, che si era già affermata in altri paesi col consenso della chie.sa (20). Tuttavia c'è una differenza essenziale fra i documenti sociali di Leone XIII e la più chiara impostazione del Curci. Già nel 1884 con l'enciclica Humanum Genus Leone XIII aveva patrocinato la resurrezione delle vecchie corporazioni. E la Civiltà Cattolica, commentando nel 1889 il documento pontificio, aveva incentrato la soluzione del problema sociale proprio in quella rinascita. La corporazione rappresenta un sindacato misto di padroni e di operai. Accanto a questa e come parte secondaria di essa, si ammettono le cooperative. « Oltre a siffatte associazioni, che presentano una certa generalità di scopo, ci ha di quelle che hanno qualche fine particolare, e sono dette cooperative, perchè raccolgono gli sforzi dei singoli per un qualche comune vantaggio. Tra queste primeggiano quelle, che si riferiscono o al credito o alla produzìone o al consumo ». Le prime e le ultime « sono di certissimo riuscimento; e bene organizzate e con diligenza amministrate adducono non piccola utilità. L'una libera l'operaio dalla sterminatrice peste dell'usura; l'altra gli rende a miglior mercato la vita, procurandogli sulle derrate il risparmio del dieci o del dodici per cento, che può giungere talora anche al quaranta, ove esse si comprino di prima mano e da quegli stessi che le producono. Egli è vero che questo nuoce alla classe de' piccoli comlllercianti; e però, dove fosse troppo allargato, tenderebbe a far disparire una delle esistenze economiche indipendenti; 'le quali per . . contrario mqjJano di essere favorite e promosse. Ma ciò è proprio di ogni cosa ùmana, d'avere dall'un lato vantaggi e dall'altro inconvenienti. Questi peraltro nel caso nostro possono venire attenuati, col contenere quelle associazioni tra certi limiti; restringendole ad alcuni oggetti soltanto, come per esempio il pane, le droghe, il vino. Il medesimo felice esito non può impromettersi la seconda delle dette associazioni cooperative; la quale, dove è stata tentata, per lo più è venuta meno, attesi i gravi ostacoli che se le attraversano. Di essa così ragiona il già citato Leroy-Beaulieu. « Operai intelligenti, (20) G. CANDELORO, Il movimento cattolico in Italia, Rema, Ediz. Rinascita, 1955, p. 172. ..
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