COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMIC.\ ITALIANA 659 rezza), di acquistare pratica nella gestione delle aziende, di fruire di una modesta agiatezza. Concludendo, il Curci considera le cooperative come l'ideale economico al quale la società cristiana dovrebbe tendere nel campo dell'industria, mentre in quello dell'agricoltura la mezzadria e la colonìa parziaria rappresentano un modo efficace per riunire il capitale e il lavoro. In questo sistema - pensa il Curci - « si camminerebbe meglio, che in qualsiasi altro, verso la perfezione ideale economica propria delle società cristiane » ( 17). Favorire lo sviluppo delle cooperative di produzione e della mezzadria significa per il Curci estirpare la radice, la causa precipua della crisi sociale della nostra società (18). A parte le lunghe e ingombranti digressioni, a parte lo stile, spesso contorto e pesante, il libro del Curci è per i suoi tempi un'opera intelligente. Ma proprio per questo, per le sue larghe aperture sociali e per la sua spregiudicatezza nei giudizi, non poteva essere compreso negli ambienti cattolici, in prevalenza chiusi e misoneisti. Lo circondò un silenzio ostile (19). D'altra parte la scienza economica era in genere su posizioni teoriche incapaci di accoglierne i principi fondamentali. La stessa scuola lombardo-veneta era arroccata su un piano meno radicale. Sintomatico è a questo proposito il silenzio del Cossa. Sembra tuttavia che nelle alte sfere del Vaticano ci fosse per il Curci maggiore comprensione. Leone XIII si mostrò benevolo verso <lilui, che visse anche per qualche tempo in Vaticano, ospite di monsignor Giuseppe Pecci, poi cardinale, fratello del papa. Riprendendo un giudizio di Giovanni Falclella, il Candelora lo considera uno scan- ( 17) C. M. CuRcr, Di un socialismo cristiano· cit., p. 269 ss. (18) C. M. CuRcr, Di un socialismo cristiano cit., p. 389. (19) Probabilmente il Curci temette anche le censure ecclesiastiche. Cfr. quanto scrive a p. XXVI s. delle Avvertenze Preliminari. Cfr. anche L. Booro, Sopra il « Socialismo cristiano», Firenze-Roma, Fratelli Bencini, 1885. Significativo il fatto che del Curci poco si parli dai moderni storici cattolici del movimento cattolico. Non lo cita il Fanfani nella sua Storia delle dottrine economiche, ultima edizione: Milano-Messina, Principato, 1955. Comr nell'Enciclopedia Italiana, non si fa cenno del libro del Curci nemmeno nella Enciclopedia Cattolica (Città del Vaticano 1950, voi. IV, p. 1074, voce a firma G. Testore) e nell'Enciclopedia Filosofica (Gallarate 1957, voi. I, p. 1376). Lo menziona invece ANGELO GAMBASIN (Il momento sociale nell'Opera dei congressi ( 1874-1904), Roma, Editrice Università Gregoriana, 1958, p. 467 s.).
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