Nullo Baldini nella storia della cooperazione

LUIGI DAL PANE e di giustizia (10). Egli contrappone il socialismo al comunismo e al nichilismo e lo definisce come « una tendenza » o per dir meglio « un sistema dai quale giudicandosi prevaluto, nell e società civrli, un disordine economico, non accidentale e passegg ìero, ma che ne altera l'intima compagine, con effetti perniziosi all a parte maggiore della società stessa, s'intende recarvi efficace rime dio » (II). Il suo sguardo si appunta sulla democrazia comunale fi orentina (12), che egli chiama democrazia cristiana, ma egli è lungi dall'assumere le corporazioni come base per il riordinamento e la riforma della società attuale. Quello che fiorì in condizioni diver se non può esser trasferi_to sic et simpliciter nel nostro mondo. « Certo ogmmo è libero a tenere per ottimo tra i possibili quel pass ato; ma a giudicare effettualmente attuabile oggi quell'ottimo, sen za risuscitare tutto intero quel passato, e peggio, a vole!ne viva quella sola parte nel presente, converrebbe avere addirittura smar rito il senso comune » ( I 3). Eppure le corporazioni ottemperavano a due fini essenziali e dureyoli: quello di -difendere gli operai dai sopru si degli imprenditori e quello di sovvenirli nelle loro necessità. La libertà industriale e l'uguaglianza civile rendevano più che mai indi spensabili le forme associative dirette a proteggere i deboli contro i forti. « La libertà e l'uguaglianza sono belle e buone, quando s i stia in una morale e generale parità di condizioni, sicchè, dovendo si venire ad una gara, ne sia l'esito finale alquanto incerto: allora l a prevalenza dell'uno gli reca un certo vanto di destrezza o di f orza al paragone dell'altro. Al contrario mettere il debole a compete re col forte, con una disparit~ di mezzi, non solo enorme, ma evidente: supponete una donnetta inerme con un soldato bene armato, e dichiararli liberi ed uguali nelle leggi della gara, codesta sarebbe una codardi a, un tradimento, di cui ogni uomo d'onore arrossir ebbe ». (10) C. M. CuRc1, Di un socialismo cristiano cit., p. XXIII. (11) C. M. CuRCI, Di un socialismo cristiano cit., p. V. ( 12) Nelle sue considerazioni sulla democrazia fiore ntina il Curci prende lo spunto dall'opera di Gino Capponi: Storia della repubblica di Firenze (1875). ( r 3} C. M. CuRc1, Di un socialismo cristiano cit., p. 76.

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