COOPERAZIONE E SCIENZA ECONOMICA ITALIANA 653 passare nel campo del protestantesimo, deve occuparsi dei bisogni del popolo ed essere assai spesso il difensore dei diritti popolari. Invece in Italia la mancanza di lotte religiose ha tolto al clero ogni spirito battagliero, e lo ha spinto sempre più a non occuparsi che di questioni puramente ecclesiastiche, e a considerare la politica come assolutamente estranea alla sua missione e ai suoi doveri. La grande vicinanza del papato ha reso poi impossibili nel clero le grandi iniziative individuali. Nessuno dei cardinali italiani avrebbe mai presa, e potrà forse mai prendere, la difesa delle classi povere e promuovere delle agitazioni, come han fatto il Gibbons e il Manning; nessuno mai riconoscerà giuste le rivendicazioni popolari e gran parte delle pretese del socialismo, con lo stesso ardore di monsignor Ketteler. Resi timidi dalla vicinanza del papato, gli stessi cattolici non cercano che vane agitazioni, né nessuno di essi osa svelare i mali che tormentano la società nostra, né riconoscere la giustizia delle aspirazioni democratiche, con la stessa sincerità di Decurtins o di Vogelsang. Mentre l'alto clero delle città è scettico e debole, desideroso di rapidi successi, il clero delle campagne, privo d'ogni cultura, incerto, debole, mal ridotto, vivente una vita contadinesca, partecipante a tutte le passioni da borghesi delle provincie, non ha né può avere che delle idee meschine e un meschino programma. Quando il Carpi volle tentare un'inchiesta sulle condizioni delle classi borghesi, il clero italiano apparve quale è veramente, debole ed ignorante. Monsignor Bagshawe e il cardinale Manning in Inghilterra, De Mun in Francia, Decurtins in !svizzera, Vogelsang e Kuefstein in Austria, Hitze in Germania sono dei veri socialisti di stato, che aspettano dalla chiesa delle riforme morali, ma che solo dallo stato attendono e vogliono delle profonde riforme economiche. I cattolici italiani, costretti dal Vaticano ad allontanarsi, o almeno a far credere di essere lontani dal movimento politico, non soltanto non devono desiderare, ma devono temere l'intervento dello stato nelle lotte economiche. Qualche vescovo che ha voluto occuparsi della questione sociale, ha mostrato di non aver nessuna cultura economica come nessuna preparazione scientifica. Il vescovo di Cremona, mons. Geremia Bonomelli, mente assai larga, spirito sinceramente liberale, nella sua pa-
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